Il Tirreno

con la fine dell’emergenza covid 

Suolo pubblico, in arrivo i maxi bollettini: il grido d’allarme dei commercianti

Donatella Francesconi, Chiara Sillicani
Suolo pubblico, in arrivo i maxi bollettini: il grido d’allarme dei commercianti

A Massa, Carrara e Montignoso si torna a pagare dopo lo stop. Le categorie: il virus c’è e anche la crisi, serve aiuto

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MASSA-CARRARA. Quando aprono la busta, i commercianti sudano freddo: dopo lo stop per la pandemia, si torna a pagare il suolo pubblico occupato con gazebo e dehor. E non sono proprio due spiccioli: dal 2019 la Cosap, il canone per l’occupazione del suolo pubblico appunto, è stata “accorpato” alle tasse per pubblicità ed insegne. Bollettino unico e pesante. Così a Massa c’è chi, per un gazebo di una ventina di metri quadrati, nel 2022 dovrà sborsare quasi 3.500 euro. Tanti, in tempo crisi. Del resto – spiegano i commercianti – Massa non è certo una piazza ricca: consumazione al banco o seduto sotto il dehor, il cliente paga la stessa cifra. Impossibile, con il quadro economico attuale, aumentare i prezzi. Così i bollettini da regolarizzare diventano un problema.

È il primo effetto, per i commercianti, dello stop allo stato di emergenza perché i bollettini stanno arrivando – o arriveranno a stretto giro – anche a Carrara e Montignoso.

«In base alle norme vigenti si torna alla normalità anche da questo punto di vista», è la voce del sindaco di Massa, Francesco Persiani. E non si discostano le dichiarazioni del sindaco di Montignoso, Gianni Lorenzetti («Il suolo pubblico va pagato») e dell’assessore al commercio del Comune di Carrara, Daniele Del Nero («Il suolo pubblico si paga, non è una scelta discrezionale del Comune perché non si tratta di un tipo di entrata disponibile»).

Toni molto diversi, invece, quelli di Nadia Cavazzini, (Confcommercio) nel suo appello alle amministrazioni: «Chiediamo la proroga della gratuità del suolo pubblico fino al 31 dicembre». E non perché i commercianti non vogliano pagare quanto dovuto al Comune – ci tiene a precisare Cavazzini – ma perché – motiva – «c’è una questione logistica reale. Finisce l’emergenza, ma il virus c’è ancora e resta l’esigenza sanitaria di garantire i giusti spazi alla clientela». Motivo questo che ha portato le attività commerciali ad utilizzare maggiore suolo pubblico rispetto a quello “in dotazione” (e quindi pagato) nell’epoca pre Covid. «Vogliamo capire – continua Cavazzini – qual è la direzione che vogliono prendere i Comuni, perché da oggi la “palla” è passata alle amministrazioni locali. A Carrara, abbiamo avuto un confronto diretto con l’assessore Del Nero il quale ci ha detto che – testuali parole – “c’era un impegno ma non era una certezza”».

In questi primi giorni di aprile – aggiunge la responsabile Confcommercio per Massa-Carrara – «andremo all’attacco». Perché «la nostra rabbia più grande è che non ci siamo sentiti protetti mai, né dallo Stato, nè dai Comuni. Non c’è stato ascolto e chi amministra se ne renderà conto quando vedrà chiudere le attività».

Anche Adriano Rapaioli, responsabile di Confesercenti Massa-Carrara, chiede «che i Comuni riflettano sulla situazione per individuare misure che attenuino l’impatto della crisi. Serve un intervento immediato». Rapaioli, nel merito dei bollettini inviati dalle amministrazioni comunali, parla chiaro: «Non è vero che Comuni non hanno strumenti: se vogliono possono intervenire e diversi Comuni lo hanno già fatto. Pontedera ha adottato riduzioni a seconda delle zone e Altopascio ha abbattuto il suolo pubblico del 50 per cento per i pubblici esercizi fino a un tot di metrature. Inoltre, la legge che istituisce il Canone unico stabilisce una possibile riduzione del 30-40 per cento dei canoni mercatali e a discrezione i Comuni possono arrivare fino all’azzeramento». Senza contare che «non c’è ancora una versione definitiva delle linee guida della Conferenza Stato-Regioni, ma già si sa che le distanze nei pubblici esercizi e nei mercati rimangono. Siamo davvero al paradosso».

 

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