Prof senza green pass sospesi, ora decide il giudice del lavoro
I docenti hanno presentato ricorso contro il provvedimento di sospensione. In aula parlano esperti nazionali per fare il punto sulla sicurezza del vaccino
MASSA. Docenti sospesi perché non in regola con il green pass: il giudice del lavoro Augusto Lama è chiamato a decidere sui primi casi di ricorso inoltrati a Massa-Carrara riguardanti la sospensione dagli incarichi per quattro insegnanti non vaccinati, due del Montessori di Carrara e due della Don Milani di Massa. Quattro ricorrenti, difesi dall’avvocato Sinarra del foro di Roma, di cui soltanto uno è stato riammesso a scuola, dopo essersi ammalato di Covid e aver ricevuto la carta verde. Il giudice dovrà decidere se dichiarare una “sopravvenuta carenza di interesse” per il suo caso, o se attendere il ritiro del suo ricorso. Ieri era stata richiesta la presenza dei professori Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, e Matteo Bassetti, direttore del reparto malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova, per spiegare i passi fatti per ottenere un vaccino sicuro e che protegge dal virus. Al posto dei due professori c’erano il dottor Antonio Vena ricercatore presso il dipartimento di Scienze della salute dell’Università di Genova e il dottor Fortunato D’Ancona, primo ricercatore al dipartimento di Malattie infettive dell’Istituto superiore di Sanità di Roma. I due hanno spiegato, dati alla mano, che non si possono definire i vaccini utilizzati in Italia “sperimentali” perché la fase in cui venivano accertate le caratteristiche di efficacia e sicurezza è stata chiusa; hanno però anche confermato che mancano alcuni controlli che di solito si esauriscono entro 5 anni. «Questo non significa – dicono di fronte al giudice del lavoro – che i nostri vaccini non siano stati sperimentati. Significa che il dossier dovrà essere arricchito di dati che al momento non potevamo aspettare». Nell’aula era presente anche l’avvocatura dello Stato a difendere l’operato del Ministero, spesso gli animi si sono scaldati: «Mancano decine di studi su decine di migliaia di soggetti potenzialmente a rischio – dice l’avvocato dei docenti ricorrenti – Pfizer ha pubblicato una lista interminabile di eventi avversi al suo stesso vaccino, ma voi ne negate l’esistenza e nessuno dice che ci sono decine di farmaci che avreste potuto adottare come cura al Covid, efficaci e sostitutivi del vaccino». Una delle insegnanti attualmente sospese ha rilasciato dichiarazioni spontanee: «Non mi sono ammalata in oltre 50 anni di vita; mai preso un raffreddore; sono stata a contatto con chi ha avuto il Covid e non l’ho contratto. Non mi sono mai vaccinata e non voglio rompere questo mio equilibrio fisico oggi». Il giudice Lama ha ascoltato anche il professor Giovanni Frajese, endocrinologo, associato dell’Università degli Studi di Roma Foro Italico, la cui posizione no vax è nota a livello nazionale: «In poco più di due minuti – ha detto fuori dall’aula Frajese – ho fatto notare che la percentuale di protezione del vaccino del 95% che ci viene venduta come inconfutabile, in realtà rappresenta un dato iniziale, dei primi due mesi dopo l’iniezione, ma che uno studio attuale pubblicato su Lancet dimostra che questa percentuale di protezione cala di mese in mese fino a negativizzarsi, il che significa che al posto di avere una protezione si sviluppa una maggiore facilità ad infettarsi rispetto a chi non si è vaccinato». L’udienza per la discussione e la sentenza è fissata al 20 aprile. Un gruppo di no Green pass ha manifestato per tutto il tempo dell’udienza, fuori dal Tribunale, la sua solidarietà agli insegnanti sospesi.
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