Il rischio alluvionale nel manuale dedicato alla «generazione Greta»
CARRARA. «Mentre la Regione sta attuando gli interventi previsti dal masterplan del Carrione per ridurne il rischio, l’amministrazione comunale opera in maniera settoriale e con i “paraocchi”, cioè senza nemmeno chiedersi se gli interventi previsti abbiano ripercussioni sul rischio alluvionale. Pertanto, seppur spesso inconsapevolmente, funziona come una “fabbrica del rischio alluvionale” che, con le sue azioni, lo incrementa quotidianamente e vanifica gli interventi realizzati dalla Regione». Che il “Manuale di autodifesa contro il rischio alluvionale”, scritto dal biologo di Legambiente Giuseppe Sansoni, sia un testo di forte e coraggiosa denuncia dei problemi ambientali e dei rischi idrogeologici connessi alle cave lo si capisce fin dalla dedica: «Alla generazione Greta, affinché sappia cogliere quanto la lotta per fermare la fabbrica del rischio alluvionale sia parte integrante di quella climatica per la difesa del pianeta».
Il volume sarà presentato domani alle 17,30 in una videoconferenza a cui si potrà accedere da un link sulla pagina Facebook di Legambiente Toscana. Discuteranno con l’autore Fausto Ferruzza e Federico Gasperini, presidente e direttore di Legambiente Toscana, insieme a Gilberto Baldaccini di Legambiente Versilia. «Il manuale – si legge nella prefazione – rivolto ai singoli cittadini e in particolare alle nuove generazioni, riprende amplia e sistematizza molte delle proposte avanzate negli anni da Legambiente all’amministrazione comunale ed è stato redatto proprio a seguito della presa d’atto della sua totale insensibilità. Ciò non toglie che gli amministratori e i tecnici comunali sinceramente interessati a servire concretamente la comunità carrarese possano trarne preziose indicazioni». Il fine dell’opera è formare cittadini attivi e militanti. «Se i carraresi fossero davvero consapevoli di quanto è grande il rischio alluvionale nel centro città – scrive Sansoni – non permetterebbero all’amministrazione di restare inerte e, a maggior ragione, di tollerare trasformazioni del bacino montano che aggravano ulteriormente il rischio».
La tesi del “Manuale” è la seguente: «Le amministrazioni comunali (e le precedenti forme di governo) hanno agito come una perfetta “fabbrica del rischio alluvionale” il cui prodotto è stato il progressivo aggravamento del rischio. Da questo punto di vista – sostiene Sansoni –, l’attuale amministrazione non si differenzia dalle precedenti. Da Nazzano al mare la carta del Catasto estense mostra che nel 1823 il Carrione era già intensamente rettificato, ristretto e arginato, frutto evidente di interventi effettuati nei secoli precedenti». Stando così le cose, conclude l’autore, «la definizione di “fabbrica del rischio alluvionale” non è uno slogan, ma la precisa e concreta descrizione dell’operato delle amministrazioni succedutesi nel tempo». Nonostante tutti gli scempi perpetrati nei secoli, però, si potrebbe ancora intervenire sul Carrione per limitare i rischi. «De-localizzando segherie, depositi di marmo o altre attività artigianali, triplicare la larghezza dell’alveo per quasi l’intero percorso da Carrara al mare, come documentato, già nel 2015, nelle proposte di Legambiente. Si tratta di una sfida che merita di essere raccolta, se non altro come misura di adattamento ai cambiamenti climatici».
Inoltre, «la riattivazione del vecchio sistema di gore sarebbe uno strumento formidabile per realizzare su larga scala l’infiltrazione idrica dei suoli, facendo di Carrara una “città spugna” con i relativi benefici: elevata evapotraspirazione, miglioramento del microclima (minor afa estiva), riduzione degli allagamenti durante le piogge, ricarica dell’acquifero, riduzione delle inondazioni e maggior disponibilità idrica nei periodi siccitosi. La città spugna, – conclude Sansoni – congiuntamente alla montagna spugna, fornirebbe a Carrara più benessere e più sicurezza».
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