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L’allarme delle imprese: «I venti di guerra pesano già»
Venturi (Confindustria): «Penalizzato l’export del lusso». Camera di Commercio: «Minata la ripartenza post covid»
Massa-Carrara. Il presidente della delegazione di Confindustria Massa Carrara, Matteo Venturi, non nasconde la preoccupazione per le ripercussioni del conflitto sull’economia di Massa-Carrara. «Sbaglia di grosso», dichiara Venturi, «chi pensa che la nostra piccola provincia sia lontana dal fronte ucraino o addirittura immune dalle conseguenze del conflitto. Il vento della guerra si farà sentire sui costi di approvvigionamento dell’energia, già cresciuti negli ultimi mesi, e sull’export per quanto riguarda sia la metalmeccanica che settori del lusso come marmo e nautica. Solo in un clima di pace e senza conflitti ci può essere prosperità e certezza negli investimenti». A proposito del tema energetico, conclude Venturi, «sono di questi giorni le notizie di stampa sull’ipotesi di un impianto eolico offshore di fronte alla nostra costa. Una prospettiva a cui noi guardiamo con interesse».
Non è diversa l’analisi – dati alla mano – proposta dalla Camera di Commercio. Solo nei primi nove mesi del 2021, ben otto milioni di euro di merci sono state vendute nel mercato della Russia da parte di aziende locali. E nel 2020 tale valore era il doppio con circa 16 milioni e mezzo. La quota maggiore è riferibile alle pietre tagliate, modellate e finite, in particolare marmo lavorato: tre milioni e 600mila euro, «in linea con le tendenze dell’anno precedente». Seguono con due milioni e 800mila euro le altre apparecchiature elettriche, «addirittura in crescita rispetto ai valori dello steso periodo del 2020». Valori interessanti anche per le macchine di impiego generale e le altre macchine di impiego generale (circa 400 mila euro). Sempre nella meccanica troviamo esportazioni anche di macchine per la formatura dei metalli e di altre macchine per impieghi speciali.
Pur con valori minori – si legge nella nota diffusa – «sono molti i settori produttivi locali che esportano verso la Russia: nel settore lapideo troviamo anche il marmo grezzo (158mila euro) e i prodotti abrasivi ( 72mila euro).
Valori più o meno alti, anno dopo anno, ma l’appello è a non fare l’errore di sottovalutare le conseguenze della crisi internazionale. Perché «per alcune imprese il blocco del mercato della Russia potrebbe causare difficoltà».
Sul fronte delle importazioni dalla Russia i dati della Camera di Commercio delineano un quadro economico «di minor entità». Nei primi nove mesi del 2021 sono arrivate merci per circa due milioni di euro. Per un milione e 100mila euro si tratta di prodotti derivanti dalla raffinazione del petrolio.
Meno rilevanti le relazioni con l’Ucraina, da parte delle aziende apuane: circa un milione e 400mila euro di esportazioni nei primi nove mesi del 202, con 353mila euro alla voce “importazioni”. I prodotti maggiormente venduti sono stati, con circa 740mila euro, pietre tagliate, modellate e finite, marmo lavorato, seguite con 285mila euro dagli altri prodotti chimici e 188mila per macchine per la formatura dei metalli e altre macchine utensili.
«Dobbiamo però considerare», continua l’analisi, «che un altro partner economico con valori similari a quelli esportati verso il mercato russo è la Polonia. La quale riceve dalle nostre aziende circa otto milioni e 200mila euro di prodotti (la voce merceologica più importante con due milioni e 200mila euro è pasta-carta, carta e cartone), risultando anche, in quell’area, il principale mercato di riferimento per le importazioni locali, circa tre milioni e 200mila euro».
Il commissario della Camera di Commercio, Dino Sodini, precisa: «Valutiamo con molta preoccupazione gli avvenimenti bellici in corso tra Russia e Ucraina. Molte aziende hanno relazioni con quei territori e in particolare il mercato russo ha da sempre rapporti commerciali con realtà produttive del nostro territorio. Da non sottovalutare anche gli effetti indiretti sulle forniture di gas che, per il Paese Italia, nel 45 per cento del totale provengono dalla Russia. E l’innalzamento dei prezzi potrebbe ricadere sulle famiglie e sulle imprese».
Il presidente dell’Istituto di ricerca della Camera di Commercio, Vincenzo Tongiani, ricorda: «Molte imprese locali non sono ancora uscite dalla crisi pandemica e un’altra crisi si palesa. Per alcuni settori chiave del nostro sistema locale potrebbe essere fatale. L’anno in corso doveva confermare la fase di ripresa evidenziata a consuntivo 2021, ma queste tensioni belliche rischiano di minare la ripartenza, anche in un settore come quello turistico che si sta preparando alla nuova stagione».
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