Il Tirreno

«Calunniò i sinti», nuovi guai per Casonato

Manuela D’Angelo
Marco Casonato
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Marco Casonato

Rito abbreviato per il professore fratricida che raccontò di esse stato aggredito dagli operai che lavoravano a villa Massoni

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 MASSA. Sta scontando in carcere una pena di 16 anni per aver ucciso il fratello a villa Massoni, il 1 novembre del 2017, ma adesso, per Marco Casonato, 66 anni, massese, psichiatra e professore universitario alla Bicocca, si aprono altri due processi. Uno per lesioni ad un agente di polizia penitenziaria e uno per calunnie. Non c'è pace, quindi, per Marco Casonato che dal carcere di Pisa continua a scrivere lettere, a leggere e ricordare la sua vita passata, fatta di viaggi, di studi, di ricerche e traduzioni.

La Cassazione aveva messo la parola fine al suo processo per omicidio, confermando 16 anni da scontare tra quattro mura di un carcere, ma la vicenda di quel terribile giorno oggi torna alla ribalta, perché Marco Casonato è chiamato a rispondere di calunnia nei confronti di quegli operai sinti che si trovavano a villa Massoni sia la notte dell'omicidio, sia nelle settimane precedenti. I sinti lo accusano di averli calunniati quando agli inquirenti, dopo il suo arresto, raccontò di essere stato aggredito da un gruppo di operai che il fratello Piero stava facendo lavorare all'interno del parco di villa Massoni, senza il suo permesso.

Raccontò che la sua auto, quella notte, fu presa a sprangate dagli operai e che lui, che non voleva vederli a villa Massoni, rischiò il linciaggio.

Gli uomini raccontarono all'epoca una versione molto diversa dell'accaduto: dissero che cercarono di togliere il corpo di Piero Casonato, che gli aveva offerto un lavoro a villa Massoni, dalle ruote dell'auto del fratello Marco che, invece, come una furia, continuava a passarci sopra, martoriandolo. Non solo: le calunnie, secondo i lavoratori sinti, avrebbero avuto inizio molto prima dell'omicidio, quando Marco Casonato, sotto falso nome, “Massone Villa Massoni”, aprì un profilo facebook, da cui pubblicava foto e video dei lavori che si svolgevano nel parco della villa, accusando gli operai di essersi “accasati” illecitamente nel giardino e di aver poi aggredito un gruppo di giornalisti e militanti politici, che un giorno erano entrati per fare delle riprese al degrado del parco. Velatamente, da molti atti dell'accusa, emergeva che Casonato attribuisse agli operai anche la sparizione di alcuni oggetti di valore rimasti nella villa, di cui figurava unico curatore nominato dal Tribunale. Un fatto che non fu mai provato, come lo stesso profilo facebook “Massone Villa Massoni” non fu mai riconducibile ufficialmente a Marco Casonato.

Così si arriva ai giorni nostri: anche se Casonato è in carcere e sta scontando la sua pena, le parole dette e scritte e le illazioni hanno avuto un peso, di cui adesso dovrà rispondere.

Il suo avvocato Enrico Di Martino ha chiesto e ottenuto ieri mattina davanti al gup del Tribunale di Massa Marta Baldasseroni il rito abbreviato, che si svolgerà il prossimo 26 maggio; produrrà le foto dell'auto con la carrozzeria distrutta, e verrano portate anche le prove di alcune intercettazioni tra gli operai sinti che pare avessero più volte discusso tra loro dell'aggressione a Marco Casonato. Infine, ovviamente, verrà prodotta anche la sentenza di Cassazione, visto che questo si preannuncia come un “processo costola” del fratricidio a villa Massoni. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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