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Il ricordo

Un reparto del Noa adesso porta il nome del dottor Morale, ucciso dal Covid

Un reparto del Noa adesso porta il nome del dottor Morale, ucciso dal Covid

A un anno dalla morte, al medico è intitolata la Medicina. Il primario Pampana: così non dimenticheremo i suoi valori

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Massa. Adesso il reparto di Medicina in cui ha lavorato per 20 anni porta il suo nome. Il nome di Marco Morale. Spezzino di nascita, trapiantato a Pisa, sassofonista diplomato al conservatorio, una specializzazione in pneumologia ed una in medicina clinica, il dottor Morale non ha mai smesso di studiare, di aggiornarsi. La clinica era la sua grande passione, accanto alla musica, alle note calde del jazz. Poi a scompaginare quella vita piena di passioni e impegno, è arrivato il Covid. Lui che lo ha visto negli occhi dei pazienti, dopo un mese di ricovero in rianimazione a Pisa, il 20 febbraio 2021 se n’è andato, a 57 anni. Ha lasciato la moglie, medico al pronto soccorso di Pisa, i colleghi, gli amici. Quei colleghi e amici che ieri al Noa lo hanno ricordato e gli hanno dedicato il reparto di Medicina dove, prima al vecchio ospedale, poi al Noa, ha curato centinaia di persone. Con enorme competenza e grandissima carica umana.

Alla cerimonia anche il direttore sanitario dell’ospedale Giuliano Biselli, il direttore del reparto di Medicina Interna dell’ospedale di Pontedera Roberto Andreini e il presidente della Provincia Gianni Lorenzetti. La intitolazione del reparto ieri, domenica 20 febbraio, in occasione della seconda Giornata nazionale del personale sanitario, sociosanitario, socioassistenziale e del volontariato, istituita per celebrare l’impegno dei sanitari nella lotta al Covid. Lo scorso anno, in occasione della prima giornata, su iniziativa dell’ordine dei medici, nel giardino antistante l’ospedale, è stata messa a dimora una pianta di ulivo. Accanto a quella pianta un cippo per ricordare i medici caduti vittima del virus. Marco Morale, ma anche Cesare Landucci, Nazzareno Catalano e Raffaele Brancadoro. La decisione di dedicare a Marco Morale il reparto di Medicina – spiega commosso il primario Alessandro Pampana – «è stato un atto naturale dettato dalla stima e dall’affetto che medici e pazienti hanno sempre provato per lui. Questa decisione, che Marco forse non avrebbe approvato, non è stata presa per lui, ma per noi, per ricordare i suoi valori e per non mancare di metterli in pratica ogni giorno con rinnovato impegno. Marco avrebbe voluto guarire tutti i pazienti. Aveva una cultura vasta e profonda, era però soprattutto un uomo buono. La sua bontà, l’onestà, la disponibilità e la professionalità nei confronti di chi stava male saranno per noi il ricordo più bello».

Di fronte al cippo che ricorda i medici morti a causa del Covid, il dottor Carlo Manfredi, presidente dell’ordine provinciale, ha ricordato il grande sforzo dei medici in questi due anni di pandemia ed ha sottolineato come da eroi siano diventati spesso oggetto di attacchi pesanti: «Sostenere che i non vaccinati affetti da Covid moriranno se si ricoverano e che c’è chi è in grado di curarli fuori dall’ospedale è un’affermazione che genera allarme e procura immotivate speranze. Si è passati dall’enfasi dell’eroismo al rischio dell’oblio più completo per i medici. In questa giornata, i medici non aspirano né all’eroismo né al martirio, ma a condizioni di lavoro serene e rispettose per continuare con rinnovato impulso a prendersi cura della salute dei cittadini».

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