Italia
Niente cave per le borse riciclate Santucci: che usino studi fotografici
Fa discutere l’imposizione della onlus Sea Shepherd per far ritirare la campagna pubblicitaria sulle Apuane
CARRARA. La troupe è arrivata alla buon’ora, accompagnata a cava di Querciola e Cima Val Pulita da Gabriele Giuntoni e la Marmo tour. «Il primo giorno pioveva- racconta Giuntoni- e la Got Bag ha deciso di spostarsi all'interno di uno dei più bei laboratori del marmo che abbiamo a Carrara, quello di Franchi. Le prime foto agli zaini in plastica riciclata, sono state scattate lì. Il giorno dopo ci siamo spostati sulle cave di marmo. Erano entusiasti». La storia inizia così, con una telefonata dal titolare della Got Bag, azienda tedesca leader nella produzione di borse e zaini fatti esclusivamente con plastica raccolta dagli oceani e riciclata, per organizzare scatti fotografici nelle cave apuane. Nessuno avrebbe pensato che quelle foto sarebbero diventate una pietra dello scandalo. Nessuno poteva pensare che avrebbero fatto infuriare la Sea Shepherd, una delle più importanti organizzazioni internazionali impegnata nella salvaguardia dell'habitat marino, che collabora da anni con Got Bag per il progetto di riciclo della plastica, fino a chiedere (e ottenere) il ritiro della campagna pubblicitaria. Sea Shepherd raccoglie la plastica dal fondo degli oceani e dalle barriere coralline e Got Bag la riutilizza per zaini e borse diventate un cult. Non solo. Il loro sodalizio è consolidato da anni di battaglie fatte insieme: «Dedichiamo i nostri sforzi alla pulizia degli oceani e all'uso responsabile della plastica- scrive Sea Shepherd sul suo sito- non solo agiamo in modo sostenibile, ma apportiamo attivamente il cambiamento assieme agli amici di Got Bag, sensibilizzando le persone di tutto il mondo a un uso più consapevole delle risorse naturali».
«Non è stata pazzia voler affiancare la filosofia di Got Bag alle cave di marmo di Carrara- continua Giuntoni- Loro utilizzano solo plastica riciclata dagli oceani, a Carrara si raggiunge invece il massimo livello di eccellenza nella capacità di non sprecare nulla di quello che viene estratto dalle cave. Got Bag non ha visto distruzione nelle nostre montagne, ma antropizzazione e capacità di riuso e riciclo della materia prima. Insomma un esempio virtuoso di economia circolare nelle Cave di Marmo di Carrara».
Non l'ha pensata così, però, la Sea Shepherd. Il passaggio più duro nei confronti dell'attività estrattiva sulle cave di Carrara dice: «Noi non appoggiamo lo scempio che si perpetua da anni nelle cave delle Alpi Apuane». E ancora: «Un prodotto virtuoso come il loro, mal si accompagna ad una cava di marmo». Il polverone è stato sollevato: le foto dei modelli con zaini riciclati in cava sono arrivate alla onlus; sono fioccate le polemiche. Per Sea Shepherd le cave di marmo non potranno mai diventare luogo da valorizzare.
Sentiamo gli industriali del marmo: «Innanzitutto desidero esprimere il mio apprezzamento nei riguardi dell'attività svolta da Sea Shepherd- commenta al Tirreno il capogruppo della sezione lapideo della Confindustria apuana, Fabrizio Santucci- in riferimento alla vicenda dello shooting, credo che ogni azienda dovrebbe scegliere una strategia comunicativa, in linea con la propria vision. Nel caso particolare di Got Bag, forse, la scelta più opportuna per promuovere il prodotto evitando di entrare in conflitto con l'ambiente sarebbe stata quella di uno studio fotografico. Ogni ambientazione naturalistica, del resto, sarebbe stata inadatta dal momento che Sea Shepherd considera qualsiasi attività di trasformazione di prodotti naturali una attività di sfruttamento e deturpazione del territorio».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
