Il presidio
La Corte Europea allenta la presa sulle targhe estere
Accolta l’impostazione dell’avvocato pontremolese Bassioni Illegittimo imporre la reimmatricolazione della vettura
Massa-Carrara. Stop della Corte Ue alla stretta sui “furbetti delle targhe estere”, che fu introdotta a dicembre 2018 dal decreto Sicurezza, voluto da Matteo Salvini, all'epoca ministro dell'Interno. Secondo i giudici europei, è illegittimo vietare a chi è residente in uno Stato membro di guidare un veicolo con targa estera, imponendone di fatto la reimmatricolazione in quello Stato. Perlomeno se l'utilizzo del mezzo è solo temporaneo. Si tratta di un importante risultato dietro cui c’è il grande lavoro dell’avvocato Alfredo Bassioni pontremolese, docente universitario ed ideatore degli incontri del Salotto d’Europa che ogni estate portano in piazza della repubblica a Pontremoli numerosi personaggi celebri a confrontarsi su tematiche di attualità. Infatti la Corte europea si è pronunciata sulla questione sollevata dallo stesso Alfredo Bassioni, nelle vesti di giudice Gop di Massa e Consigliere del Consiglio Giudiziario di Corte di Appello, cui un cittadino residente in Italia aveva fatto ricorso contro le pesanti sanzioni (previste dall'articolo 93 del Codice della strada, nella versione modificata dal Dl Sicurezza) comminategli perché guidava un'auto con targa slovacca intestata alla moglie, residente in Slovacchia. La norma italiana vieta la guida di veicoli con targa estera da parte di persone che risultino residenti in Italia da più di 60 giorni. Chi lo viola è punito con una multa di 711 euro e la confisca del mezzo. Quest'ultima è evitabile solo con la reimmatricolazione con targa italiana entro 180 giorni. Il giudice italiano aveva ipotizzato un'eccessiva onerosità (per costo e complessità) degli adempimenti ora imposti dall'articolo 93 e una discriminazione basata sulla nazionalità. Aveva anche ritenuto che possano essere stati limitati alcuni diritti riconosciuti dal Tfue (Trattato di funzionamento dell'Unione europea) ai cittadini Ue. La Corte ha confermato il parere del giudice italiano proprio sotto il profilo del Tfue: ritiene che i casi come quello della coppia sanzionata a Massa siano qualificabili come movimento di capitali, tutelati dall'articolo 63 del Tfue.Secondo tale norma, sono vietate tutte le restrizioni ai movimenti di capitali tra Paesi membri. Tra esse rientrano tutte le misure imposte da uno Stato membro tali da dissuadere i soggetti colà residenti dal contrarre prestiti in altri Stati membri. «L'articolo 93 del Codice della strada italiano – sottolinea Bassioni - quindi, costituisce restrizione alla libera circolazione di capitali ai sensi dell'articolo 63 del Tfue. È una restrizione ammissibile solo per motivi imperativi di interesse generale, che la Corte non ravvisa nell'ipotesi in esame, e per finalità di contrasto della frode fiscale quando l'autoveicolo immatricolato in uno Stato membro sia destinato all'utilizzo permanente in altro Stato membro. La Corte rimette quindi al giudice del rinvio la valutazione sulla durata e sulla natura dell'uso del veicolo, oggetto del procedimento principale». Per vedere i primi effetti pratici di questa sentenza, dunque, occorre attendere la decisione del giudice di Massa. E si dovrà vedere come saranno decise altre cause che riguardano l'applicazione dell'articolo 93 del Codice, in funzione di contrasto all'esterovestizione di veicoli circolanti stabilmente in Italia. Si attende ora anche la pronuncia della Corte Costituzionale.Riccardo Sordi
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