Il Tirreno

fivizzano 

Piano cave, la minoranza: «Lo stop al ricorso non è definitivo»

Marco Landini

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fivizzano. La vicenda del Pabe (Piano attuativo dei bacini estrattivi) «è tutt’altro che conclusa», commenta con una nota la minoranza consigliare di Alternativa per il Futuro composta da Alessandro Domenichelli e Stefania Baldassari. Secondo i quali sul Pabe fivizzanese, il Tar avrebbe sì bloccato il ricorso della Regione Toscana «ma il giudizio finale non è stato definito, solo rimandato». La Lista ripercorre la “travagliata” storia della stesura del Piano: «Il 12 luglio 2021 la maggioranza approvava con grande enfasi il Pabe, ovvero l’insieme di regole da seguire per estrarre il marmo dalle cave. Per la verità era solo il settimo tentativo. Quale occasione per non esaltare l’operato dell’amministrazione tutta per l’obiettivo raggiunto e, soprattutto, quale magnifica opportunità per mettere in luce l’operato dell’assessore Giovanna Gia che, dopo essere passata dall’opposizione alla maggioranza? Assessore che, ha detto il sindaco, “ in meno di otto mesi dall’incarico ha traguardato questo importante obiettivo”. Il sindaco Giannetti del Pabe disse: “È uno strumento che farà giurisprudenza”. E in un certo senso l’ha fatta, perché a distanza di poco tempo è piombato l’ennesimo ricorso da ben 39 pagine della Regione Toscana con la seguente motivazione: “Sono rimaste inadempiute, oltre alle prescrizioni sopra i 1.200 metri sul mare, anche tutte le prescrizioni imposte dalla Conferenza dei servizi”. E se non bastasse “gli elaborati allegati alla delibera di approvazione dei Pabe sono sbagliati”». E per approvare le ennesime modifiche – ricorda Alternativa per il Futuro – «si è dovuti ricorrere a un ulteriore consiglio, il 23 dicembre scorso».

Poi, ecco «il Tar che blocca il ricorso della Regione e il sindaco torna a soffiare nei tromboni della vittoria. Ma la vicenda del Pabe è tutt’altro che finita».

Se l’amministrazione comunale vince la causa – concludono i consiglieri – noi siamo contenti. Ma questo non cancellerebbe lo scandalo dei pasticci fatti per redigere un seppur complesso documento, per non parlare di quello delle spese legali sostenute coi soldi dei cittadini, le incertezze per le ditte coinvolte e i conseguenti danni economico erariali (la cava di Equi è chiusa da Aprile 2021). Per motivi a noi sconosciuti ci è stata negata la possibilità di stabilire da subito, nel documento, un regolamento che determinasse le norme alle quali le ditte devono attenersi e che dovrà essere fatto a parte. Sembra una storia senza fine, una tipica storia italiana».



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