Il Tirreno

L’analisi 

Soltanto a Marina oltre 1.700 persone con guai economici

Alessandra Poggi
Soltanto a Marina oltre 1.700 persone con guai economici

Don Benedetti: «Guerra tra poveri, è una sconfitta per tutti» Intanto il quartiere ricorda Paolo: «Era un uomo buono»  

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Alessandra Poggi

Carrara. Dopo il tragico omicidio di Paolo Fiorentino, 46 anni, avvenuto nella colonia Vercelli di Marina di Carrara torna prepotentemente alla ribalta il tema della povertà e del disagio sociale. Entrambi i profili di questa vicenda – la vittima e Francesco Di Blasi, 67 anni e accusato di omicidio volontario – senza tetto. Entrambi costretti a vivere di espedienti o della misericordia di chi li conosceva, o magari degli avanzi di qualche bar. Ma per tutti Paolo era una brava persona, uno che aveva avuto problemi d’amore e si era ritrovato a vivere una vita al limite, proprio all’interno dell’ex campo profughi di viale Galilei. Ma una brava persona. Come Paolo in città ci sono molte altre persone, magari loro hanno un tetto sulla testa, ma non riescono a fare la spesa o addirittura a procurarsi un pranzo. Una realtà sconcertante in una città come Carrara, ma che i dati denunciano senza mezzi termini. E dall’inizio del Covid-19 a farne le spese sono le famiglie della zona. A fine 2021 l’associazione San Vincenzo in undici mesi aveva raccolto solo a Carrara 55 tonnellate di generi alimentari, distribuendoli attraverso 7846 borse Agea, per un totale di 17mila consegnate. A questo si devono aggiungere altre 41 tonnellate di generi alimentari di prossima scadenza che grazie a 9457 borse hanno raggiunto quota 20mila. Senza dimenticare le altre 25 tonnellate di cibo che hanno raggiunto 1700 persone in difficoltà a Marina di Carrara. E se non bastasse, a Marina di Carrara, la mensa dei poveri di via Bassagrande sfama una media di trentacinque persone al giorno. Prima del suo omicidio a quella mensa ci andava anche Paolo Fiorentino, ma anche altri abusivi della colonia Vercelli.

A pochi passi dal bar Mexico di Zarino Soncin, che ricorda Paolo con queste parole: «Un bravo ragazzo, educato e mai fuori luogo. Veniva a prendere qualcosa per cena o le paste avanzate, e sempre con una gentilezza estrema. Una persona affabile». Tornando alla mensa dei poveri ci troviamo di fronte a una realtà silenziosa, che dal 2004 opera sotto l’attenta guida di don Cesare Benedetti della parrocchia di via Bassagrande, ma anche grazie all’aiuto di molti privati, esercenti e supermercati, che ogni giorno donano del cibo. Cibo che poi viene cucinato dai numerosi volontari all’interno della grande cucina della mensa, e distribuito alle persone bisognose. Prima della pandemia la mensa era utilizzata anche per mangiare sul posto, ma dopo il Covid il cibo (cucinato e confezionato) viene distribuito da asporto. Porzioni belle abbondanti, a volte con frutta e verdura fresche, così da poter bastare anche per la cena. Secondo quanto ci ha detto don Cesare già da prima del Covid la tendenza vedeva un impoverimento della popolazione locale: «Già prima della pandemia era aumentata la povertà della gente del posto, poi il Covid ha dato la botta finale – spiega – adesso serviamo più gente del posto degli stranieri. E siamo attorno alle 35 persone perché siamo decentrati e molte persone non hanno i mezzi o i soldi per venire fino a Marina. Ci sono state volte che abbiamo dato cibo anche a cento persone, soprattutto in estate. Da noi veniva anche il ragazzo che è stato ucciso. Si tratta di una sconfitta per tutti, istituzioni e chiesa. È una guerra tra poveri».

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