Il Tirreno

Una cordata locale per Sanac ma il Governo non ci sente

Manuela D’Angelo
Una cordata locale per Sanac ma il Governo non ci sente

Nicola Del Vecchio (Filcem-Cgil): «Non accetteremo soluzioni che prevedano spacchettamenti»

3 MINUTI DI LETTURA





Manuela D’Angelo

massa. Creare un polo consortile assieme alle quattro unità operative di Sanac, rimettersi sul mercato e intercettare nuovi potenziali clienti a cui vendere un prodotto anche differenziato, a seconda della struttura dei singoli stabilimenti, del territorio e della realtà locale. Sarebbe questa la “formula” di alcuni imprenditori locali per “salvare” Sanac, azienda leader in Italia nel settore dei refrattari con circa il 35 per cento del mercato nazionale, che doveva essere acquisita da Ancelor Mittal, letteralmente defilatasi e che da mesi ormai non riceve più ordini dal suo principale committente, Acciaierie italiane (partecipata dello Stato), che preferisce servirsi all’estero. Il tutto sotto gli occhi dei vari governi che si sono succeduti da quando è iniziata la vertenza e che, al momento, hanno potuto soltanto registrare “atteggiamenti inconcepibili” da parte di tutti i soggetti interessati al caso. C’è però una cordata imprenditoriale massese che potrebbe essere interessata all’acquisizione di Sanac, e che cerca l’appoggio di Gattinara, Grogastu e Vado Ligure per formare un consorzio. Nel quale entrerebbero a far parte anche i lavoratori e che possa acquistare i quattro stabilimenti, renderli autonomi e operativi su un mercato i cui potenziali clienti, da indagini e studi, non sono pochi. Garantendo, così, la continuità produttiva e allo stesso tempo rilanciando un prodotto che non per forza debba essere indirizzato a una acciaieria. La cordata pare abbia cercato l’attenzione anche del Governo e delle sigle sindacali facendo, per il momento, un buco nell’acqua. E senza “sponde” il consorzio è rimasto soltanto un’idea, anche se, leggendo il bando di gara, sarebbe stato un soggetto potenzialmente ammesso alla procedura.

Intanto, la possibilità che la gara per l’acquisizione di Sanac vada deserta è molto più che probabile: i termini per presentare le manifestazioni di interesse scadono il 25 gennaio; il Governo, a suo tempo, aveva rassicurato le sigle sindacali che Acciaierie d’Italia (AI) avrebbe partecipato alla gara, ma le voci danno il più grande gruppo siderurgico italiano tutt’altro che interessato all’affare. D’altro canto, la stessa AI ha accumulato un debito con Sanac, per fatture non pagate, pari a circa quattro milioni di euro (21 milioni sono già stati riscossi tramite ingiunzioni di pagamento) e per tutto questo tempo, nonostante sia una società partecipata dallo Stato al 40 pee cento, si è anche rifiutata di partecipare alle audizioni della X Commissione Attività produttive della Camera dei Deputati, per darne spiegazione. «Siamo preoccupati», dichiara Nicola Del Vecchio, segretario provinciale della Filctem Cgil di Massa-Carrara, «perché per noi AI rimane il soggetto più adatto ad acquisire gli stabilimenti in blocco; forse l’unico. Se la gara dovesse andare deserta temiamo che alla prossima gli stabilimenti possano essere messi in vendita singolarmente. Noi non accetteremo soluzioni che prevedano lo spacchettamento del gruppo, che sarebbe disastroso per i lavoratori, o soluzioni che non prevedano il coinvolgimento attivo della parte pubblica». Inoltre, conclude Del Vecchio, «il ministero deve farsi garante del mantenimento degli impegni assunti per quanto riguarda il battente occupazionale e l’unicità del gruppo: condizioni irrinunciabili, così come il collegamento con l’ex Ilva, della quale Sanac è sempre stata fornitore quasi esclusivo».

Insomma, per la Cgil non ci sono altre soluzioni possibili che non quella dell’acquisizione di Sanac da parte del pubblico e non ci sarà consorzio che tenga. E anche Governo e commissari straordinari sperano ancora che alla gara partecipi Acciaierie italiane, perché nonostante i debiti accumulati con Sanac e il fatto che non ne richieda più le prestazioni (da giugno 2021 Sanac non riceve più ordini, nonostante il suo prodotto sia leader sul mercato) questa rimarrebbe, secondo loro, l’unica soluzione per salvare le quattro fabbriche che stanno iniziando la cassa integrazione (a Massa dovrebbe partire, secondo i calcoli, ad aprile 2022) .

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Meteo

Maltempo in Toscana, scatta l’allerta gialla: temporali forti, vento e grandine – Ecco dove

di Redazione web