L’agenzia Arpat non boccia le due centrali idroelettriche
MASSA-CARRARA. Arpat ha verificato il biomonitoraggio degli impatti ambientali derivanti da due micro-centrali idroelettriche collocate in Lunigiana, lungo i torrenti Taverone e Bagnone, autorizzate nel 2011 e 2014, che producono rispettivamente una media di 76 e 98 Kw di elettricità.
«Se da una parte è vero che questi impianti rappresentano una soluzione alternativa per la produzione di energia elettrica senza emissioni in atmosfera, - spiega Arpat- d’altro canto bisogna tutelare i bacini idrografici e la risorsa idrica, nonché gli habitat locali. Infatti il gran numero di questi piccoli impianti può mettere fortemente a rischio fiumi, torrenti e rii per produrre quantità di energia estremamente basse».
Nelle autorizzazioni rilasciate dalla Regione per entrambi gli impianti lunigianesi è stata richiesta, come prescrizione, la valutazione dell’Indice biotico esteso (Ibe), basato sull'analisi delle comunità di macroinvertebrati che colonizzano gli ecosistemi fluviali. Su entrambi i torrenti la determinazione è stata effettuata in due stazioni individuate a monte ed a valle della briglia. Il primo campionamento si riferisce allo stato ante operam, gli altri sono stati fatti dopo la messa in funzione dell’impianto (post operam). Sul Taverone secondo Arpat, “si è rilevato un progressivo peggioramento nel numero delle unità sistematiche, più evidente nella stazione a monte”. Nel tempo si sarebbe avuto anche un peggioramento in termini di taxa, cioè di raggruppamenti ordinati di livello gerarchico, famiglia, ordine, specie degli esseri viventi. “Il numero di efemerotteri/tricotteri -sostiene l’agenzia- è diminuito a favore di famiglie di minor pregio (come ad esempio i ditteri). Questo peggioramento ha portato anche ad un abbassamento dello stato qualitativo del torrente”.
A maggio del 2021 (settimo anno di attività dell'impianto), però, è stato effettuato un ulteriore controllo, che ha riscontrato un miglioramento dell’Ibe, con un ritorno ad una prima classe di qualità, come nel 2009. Anche per il torrente Bagnone risulta che in fase di costruzione (2016) in entrambe le stazioni e nel primo anno post operam (2018) limitatamente alla stazione a monte, ci sia stato un calo del valore Ibe conseguente ai lavori in alveo, con corrispondente abbassamento della classe di qualità. L’ultimo campionamento, tuttavia, effettuato a maggio 2021 (quarto anno di attività dell’impianto), avrebbe riscontrato anche in questo corso d’acqua un miglioramento, con valori paragonabili al 2009.
«L’analisi della composizione delle comunità macrobentoniche in seguito all’installazione della derivazione ad uso idroelettrico, con campionamenti monte e valle, -commenta Arpat- sembra non evidenziare per entrambi gli impianti un impatto significativo sullo stato delle comunità bentoniche a valle della presa. In sintesi, -conclude l’agenzia- per questo tipo di impianto (a coclea con una breve derivazione) la composizione delle comunità, a valle delle opere di presa considerate, non risente esplicitamente della pressione esercitata dalla presenza di questo tipo di derivazioni ad uso idroelettriche.
David Chiappuella
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