Il Tirreno

Il progetto della discordia

Massa, in cento per difendere il taglio di ottanta alberi

Ivan Zambelli
Massa, in cento per difendere il taglio di ottanta alberi

Una nuova manifestazione (la terza nel giro di pochi giorni) a tutela del parco. Nasce anche un comitato civico e ambientalista: “Giù le mani dalla Rinchiostra”

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MASSA. Il nuovo capitolo della saga Rinchiostra è la costituzione di un comitato, dal nome “Giù le mani dalla Rinchiostra”. Civico, ambientalista, che coinvolga cittadini e associazioni interessate a dire no a quel progetto nato per strappare il parco dal degrado ma che sta spaccando in due la comunità. «Oggi parte un percorso – ha annunciato Nicola Cavazzuti, tra i promotori – che sarà lungo, difficile e anche di scontro. Questo comitato dovrà partire dal basso, sentendo le voci di chi questo parco lo frequenta. Vogliamo confrontarci con l’amministrazione comunale, ma dovranno essere loro a venire qua, uscendo così dal palazzo».

Che il progetto non piaccia, o meglio, che non sia ritenuto funzionale e rispettoso per la storia delle piante e per i frequentatori, se ne parla da giorni, tanto che da inizio anno le manifestazioni sono state tre. L’ultima ieri mattina, sabato 8 gennaio, con una maggiore partecipazione, e più sigle: ad esempio la 31 Settembre, associazione organizzatrice, ma anche Massa città in comune, Rifondazione comunista, i consiglieri comunali Stefano Alberti e Luana Mencarelli, Friday’s for future, Nuovi paesaggi urbani, e altri gruppi, locali e no. Sì, perché la Rinchiostra sembra sia sotto la lente anche di realtà provenienti da fuori provincia: oltre ai “vicini” di Marina di Carrara che la scorsa estate hanno protestato contro il taglio dei pini, c’erano rappresentanti di Voci degli alberi, provenienti da Pietrasanta, ma anche attivisti della Rete Toscana a difesa del verde, di Firenze ma con distaccamenti in altri centri toscani. Insomma, «una bella risposta di popolo», come l’ha interpretata Alberti, contando i presenti che hanno riaffermato perplessità e timori dei giorni scorsi, non certo rassicurati dalle parole dall’amministrazione comunale: la riduzione del contributo di Esselunga, la previsione di abbattere 80 piante, la mancata partecipazione, il giardino all’italiana ma senza siepi di bosso, la riduzione del verde pubblico negli ultimi anni, l’estetica ed il decoro a scapito della fruibilità e funzionalità.

«Viene anteposta l’esigenza di “modernità” e “decoro” alla funzione sociale e alla tutela dell’ambiente», ha commentato in chiave cambiamenti climatici Carlotta Palagi, di Friday’s for Future. Altri, specie i “forestieri”, si sono spinti anche oltre, giudicando quella una scelta scellerata, se non un «atto criminale», come detto dal fiorentino Luca Raiteri. Ma anche i locali pur usando parole più miti hanno espresso pareri non dissimili. Il parallelismo con altre opere pubbliche è tornato più volte, come quello della Stazione, «dove le palme – ha detto l’architetta Laura Penaglia nel corso di una lunga spiegazione – sono sopravvissute al punteruolo rosso ma non all’amministrazione». «Vorrei contare quante piante sono state tagliate negli ultimi anni. Nel computo metrico l'indicazione delle 80 piante è molto precisa, come può il sindaco Persiani affermare il contrario?», si è domandata la consigliera Mencarelli, sollevando poi dubbi su eventuali barriere architettoniche derivanti proprio dai vialetti in pietrisco. Oltre a questi, sono intervenuti anche Marco Betti di Italia nostra sulla storia della Rinchiostra, o la biologa Chiara Biasini sulla nidificazione dell’upupa, che d’estate vive su quegli alberi, ora a rischio. E mentre gli oratori si susseguivano, la gente firmava per il comitato, arrivando in quelle due ore a un centinaio di firme.

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