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Il consiglio comunale vota contro la privatizzazione dei servizi

Il consiglio comunale vota contro la privatizzazione dei servizi

Approvato all’unanimità l’ordine del giorno presentato a Carrara da Rifondazione: «Fatto di estrema rilevanza anche dal punto di vista politico»

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carrara. Il consiglio comunale di Carrara, nei giorni scorsi, ha votato all’unanimità contro la privatizzazione dei servizi pubblici locali, grazie a un ordine del giorno proposto ai consiglieri da Rifondazione Comunista.

Un fatto «di estrema rilevanza nel merito – si legge in una nota di Rifondazione Massa Carrara -, ma anche dal punto di vista strettamente politico, in quanto la massima assise istituzionale cittadina si è espressa contro un provvedimento del governo che gran parte delle forze politiche rappresentate appoggiano a livello nazionale».

L’atto impegna l’amministrazione comunale a chiedere al governo lo stralcio dell’articolo 6 del Ddl Concorrenza, e di «promuovere, anche in concorso con altri enti locali, l’avvio di una discussione pubblica sul ruolo dei Comuni, dei servizi pubblici, dei beni comuni e della democrazia di prossimità dentro un contesto di ripensamento del modello sociale dettato dalla necessità di affrontare la disuguaglianza sociale e la crisi climatica, evidenziate dalla pandemia». Infine impegna l’amministrazione «a inoltrare il presente atto alla presidenza del consiglio dei ministri, alla presidenza della Regione, alla presidenza della Provincia e alle presidenze di Anci e Upi, dandone adeguata pubblicizzazione».

«Non stiamo parlando di questioni secondarie – dice ancora Rifondazione -, in quanto l’articolo di cui si richiede lo stralcio, su cui alcune forze politiche, associazioni, movimenti, stanno portando avanti una vera e propria campagna di sensibilizzazione e pressione nei confronti dell’esecutivo, prevede che gli enti locali privatizzino per legge tutti i servizi pubblici comunali, cioè quelli che offrono servizi primari ai cittadini, una scelta scellerata che a cui mai nessun governo della Repubblica era arrivato, e che non è dettata da nessun obbligo esterno, cioè dell’Unione Europea, contrariamente a quanto viene strumentalmente affermato. Una scelta contro la nostra Costituzione e che renderebbe i Comuni ancora più inermi nel contrasto alla crisi economica e sociale che stiamo vivendo, nonché servizi basati sulla logica del profitto e non sulle esigenze della popolazione, quindi peggiori e più costosi».

Adesso Rifondazione chiede «coerenza» a chi ha votato l’ordine del giorno e alla amministrazione comunale. «Alla luce dei risultati della votazione infatti – si legge ancora – forze politiche serie e attente ai problemi della città porterebbero immediatamente, ad esempio, una risoluzione politica per trasformare Gaia in ente di diritto pubblico. Se non lo faranno saremo di nuovo di fronte all’ennesimo trasformismo elettorale. Vigileremo e incalzeremo affinché l’atto non finisca in un cassetto, tanto più per il fatto che tale atto dovrebbe a nostro avviso impegnare i parlamentari e i consiglieri regionali eletti nel territorio a lavorare perché esso venga applicato. Una coerenza che chi ha votato l’ordine del giorno ci aspettiamo chieda pubblicamente loro».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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