«I castelli della Lunigiana tra i patrimoni dell’Unesco»
L’associazione Terre dei Bianchi e Terre dei Bosi mette in fila l’iter e le motivazioni «Prima un museo diffuso per valorizzare un territorio che però dev’essere unito»
FIVIZZANO. I Castelli della Lunigiana vengano inseriti tra i patrimoni Unesco. È l’Associazione Terre dei Bianchi e Terre dei Bosi, costituitasi lo scorso ottobre, a fare propria questa proposta, fra gli altri, del suo dirigente Carlo Francini, e si impegnerà a sensibilizzare tutti i soggetti interessati. «Oggi con Lunigiana – scrive l’associazione che lancia la proposta – si identificano i quattordici Comuni interni della Provincia di Massa Carrara, ma, in riferimento al passato, la cosiddetta Lunigiana storica è un territorio identificato con l’estensione della diocesi di Luni e del “Comitatus Lunense”, i quali insistevano sulle attuali province di Massa Carrara, La Spezia e propaggini delle confinanti province di Genova (Moneglia), Parma (Albareto e parte del territorio di Borgotaro) e Lucca (alta Garfagnana fino a Camporgiano e parte della Versilia). Questo unicum territoriale ha attraversato secoli e millenni di storia condividendo via via quell’aspetto del “megalitismo” noto come delle statue-stele, le dominazioni romane, bizantine, longobarde, e ancora le alterne vicissitudini dei secoli medievali e dell’evo moderno, mantenendo tratti comuni che sono rintracciabili nella sua cucina, nelle sue espressioni dialettali e in altre manifestazioni proprie della sua etnografia e della sua cultura materiale e culturale». Dopo l’excursus storico sul nostro territorio, poi si arriva al punto: «Tuttavia, esiste una testimonianza univoca dell’appartenenza a un unica radice culturale originaria i cui aspetti peculiari sicuramente sono da rintracciarsi nelle sue forme insediative espressione di una vera e propria “civiltà del castello”», scrivono ancora dall’associazione. E dunque: «Non solo castelli intesi come torri e fortilizi difensivi legati all’immaginario relativo al Medioevo, ma espressioni di radici più remote che affondano nella stessa preistoria e protostoria di questo territorio dai Liguri sino ai giorni nostri». Da questa considerazione che fanno all’interno dell’associazione nasce la proposta, pronta a ricalcare un sentimento diffuso: «Consci dell’importanza della sfida pensiamo che sia necessaria una sorta di tappa intermedia con la creazione di un “Museo diffuso dei Castelli della Lunigiana Storica”. Un progetto questo già di per sé ambizioso che vedrebbe partecipare tre Regioni (Emilia Romagna, Toscana e Liguria, dunque, ndr), cinque Provincie e un numero elevatissimo di Comuni».
Insomma un primo passo «per la valorizzazione di un territorio così affascinante e misterioso nella sua integrità che non può pensare, in un modo globalizzato, di bastare a se stesso nel farsi conoscere al mondo frazionato com’è fra innumerevoli, per quanto legittime, sovrastrutture politico-sociali». Questa la chiosa: con un iter chiaro, quello prima di passare dalla costituzione di un “museo diffuso” che possa fare da sistema raccogliendo i castelli lunigianesi (intendendo la Lunigiana storica, come definita dagli studiosi) per poi passare alla proposta di inserire i castelli nelle bellezze dell’Unesco.
M.L.
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