«Mi vaccino perché amo i miei nonni» I bambini e la sfida contro il Covid
Tra disegni, palloncini e storie, i bimbi chiedono di tornare alla normalità. Luca: «Adesso posso tornare in piscina»
Chiara Sillicani
MASSa. Elia Vignali, i capelli gialli come il grano e due occhi furbi che spuntano dalla grande mascherina, ha 11 anni. E la capacità, che soltanto un bambino può avere, di andare dritto alla verità. Si è appena vaccinato, con suo fratello Elia, di 3 anni più piccolo, accompagnato da mamma Mariolina e da papà Andrea, rianimatore del Noa. Elia si è voluto vaccinare e lo ha fatto per difendere una delle cose più belle nella vita di un bambino: i mitici nonni.
«Mi chiedete perché ho voluto fare il vaccino, ma è facile – per Elia tutto è limpido, naturale, consequenziale – perché voglio bene ai miei nonni». Fare qualcosa per sé, ma soprattutto per gli altri, per chi ti vuole bene, ti cresce insieme a mamma e papà, il fantastico mondo dei nonni. Così eccolo ieri, Elia, allegro al distretto di via Bassa Tambura, tra i primi under 12 a fare la vaccinazione anti Covid. Certo, quando l’infermiera si avvicina con la siringa, lui si appiccica come una cozza a mamma, poi esce e si sente un eroe.
Suo padre Andrea i nonni li ha visti morire di Covid, soli, nel reparto di terapia intensiva del Noa e a vaccinare i suoi figli non ha pensato un attimo: «Aver visto andarse tante persone anziani, mi ha fatto pensare a mia madre, ai miei suocere. Io e mia moglie abbiamo vaccinato i nostri figli per proteggerli e per proteggere gli altri, l’intera comunità. In casa nostra – racconta – abbiamo parlato poco del vaccino ai nostri figli, potrà sembrare una frase fatta, ma credo che l’esempio valga molto più delle parole». Vaccinarsi per incoraggiare gli altri alla vaccinazione.
Camilla Rossi ha 8 anni, il cappellino e una mascherina con colorati e allegri Babbo Natale. Se ne sta vicina vicina a nonno, Francesco Andriani. Le punture gliele fa sempre lui e adesso è il nonno, nefrologo al Noa, che serve a farle coraggio. A Camilla piace tanto andare a scuola e lo scorso anno è dovuta stare in dad qualche giorno, ma lei vuole il suo banco e la compagnia degli amici. E si vaccina. Il nonno la incoraggia e le spiega che non c’è da aver paura perché non c’è il pericolo.
Luca Marryat, 11 anni, è il primo apuano under 12 a vaccinarsi. È nella sala d’attesa, aspetta i 15 minuti dopo la somministrazione. Davanti a lui un mare di palloncini colorati, come quelli del nonno di Up che da quei palloncino si lascia trasportare in mondi inesplorati. C’è poco in quella grande stanza, all’interno della sala d’attesa del centro prelievo, dell’atmosfera gelida dell’ospedale. C’è, invece, colore. Ci sono gli addobbi e i giochi donati da Il Volto della speranza e da Un cuore e Un mondo, ci sono i volontari di Nati per Leggere e di Lettura ad alta voce. Ci sono i racconti, le avventure fantastiche, le favole. C’è la magia, ci sono i colori della matite, il bianco dei fogli per lasciare che la fantasia li riempia. L’azienda Asl ha creato uno spazio “magico” dove la paura se ne va.
In quello spazio Luca Marryat aspetta con mamma: è grandicello, ha consapevolezza e nel vaccino vede la possibilità di tornare alla vita normale: «Andavo in piscina – racconta – non lo faccio più, voglio tornarci. Mi sono vaccinato, sto bene e sono contento». Lo guarda con emozione un’ operatrice sanitaria, ha una divisa con i bordi gialli e un meraviglioso cerchietto in testa con due simpatiche antenne a forma di Babbo Natale. Fa allegria. Ai bimbi che aspettano di vaccinarsi, a quelli che dopo il vaccino attendono di tornare a casa. Ad Anita Ceccarelli, solo sette anni che, seduta al piccolo tavolino, disegna. Come a scuola. I suoi genitori hanno deciso di vaccinarla: «Riteniamo – spiega papà Maurizio – che sia una cosa necessaria per il bene comune».
Un scelta anche per gli altri e la fiducia nei medici e nella scienza, quella stessa fiducia che ha spinto Federica Manfrone a vaccinare il figlio Andrea Mazzucchelli: «C’è una sola strada da percorrere per vincere il Covid e quella strada porta al vaccino. Dobbiamo fidarci dei medici e io lo faccio pienamente». Nei medici e in chi, ieri, per il primo giorno di vaccinazioni , ha insegnato ai bambini che vaccinarsi non fa paura.
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