Il Tirreno

Costretti alla didattica a distanza ma stavolta per i ritardi sul concorsone

Costretti alla didattica a distanza ma stavolta per i ritardi sul concorsone

Genitori arrabbiati per i disagi in diversi istituti della provincia “occupati” dalle prove d’esame dei futuri docenti

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massa carrara. Stavolta il Covid non c’entra. Nessun caso di contagio ma, nonostante ciò, lezioni da casa, seduti di fronte al computer per parecchi studenti degli istituti superiori di Massa Carrara. Il motivo? Con circa tre anni di ritardo rispetto alla sua indizione è partito il concorsone nazionale per docenti della scuola dell’infanzia e la primaria e le aule di diversi istituti scolastici apuani sono occupate dai candidati alle prese con la rpova scritta.

Di per sé, verrebbe da dire, una buona notizia: posti di lavoro non più precari ma stabili nelle scuole della provincia e non solo.

Ma di questi tempi, con lezioni spesso a singhiozzo a causa del Covid che seguono due anni scolastici caratterizzati da periodi più o meno lunghi di didattica a distanza, lo stop alla presenza in aula per ospitare i candidati alle prove di concorso poteva essere evitata. Ne sono convinti, anzitutto, i genitori degli alunni che fanno parte del Coordinamento scuole Massa Carrara che hanno deciso di denunciare pubblicamente la situazione.

«Denunciamo ormai da due anni il disastro educativo, psicologico e didattico che la didattica a distanza rappresenta per tutti gli studenti – affermano mamme e papà del coordinamento – Avevamo anche denunciato il pericolo che la dad sarebbe stata utilizzata al di fuori dell’emergenza sanitaria e che rischiava di diventare strutturale. Ed è esattamente quello che sta succedendo in questi giorni in molte scuole italiane e anche in alcune della nostra provincia». Tra gli istituti coinvolti ci sono ad esempio le scuole superiori Meucci, Gentileschi, Palma, Tacca, Zaccagna, Galilei e Fermi all’interno delle quali «sono in corso (cominciate lo scorso 13 dicembre e fino al prossimo 22, ndr) le prove per il concorso docenti per la scuola dell’infanzia e primaria, un concorso uscito nel 2018 e le cui date delle prove sono state fissate dal Ministero il 23 novembre. Insomma, niente di improvvisato, visto che si sapeva da tre anni che questo concorso ci sarebbe stato».

I locali interessati all’interno degli istituti sono soprattutto i laboratori. Ma il loro utilizzo per il concorso ha comunque comportato un sacrificio per gli alunni.

Ma allora perché chiudere gli spazi dedicati agli alunni e costringerli alla dad, mettendo in difficoltà anche le famiglie, anziché trovare altri locali? «Il problema degli spazi in cui svolgerlo avrebbe dovuto essere individuato e risolto da tempo – proseguono i genitori degli alunni – Invece stiamo assistendo a un gravissimo attacco al diritto allo studio perché intere classi e interi laboratori di informatica sono stati requisiti per poter svolgere il concorso e i ragazzi sono stati allontanati dai laboratori o sono stati messi in dad, come se essa fosse interscambiabile con la didattica in presenza, come se fosse giusto far ricadere sui ragazzi la disorganizzazione del Ministero che continua ad asserire su giornali e tv che la dad non sarà riattivata se non in situazioni estreme. Ci chiediamo anche come i dirigenti scolastici assolvano al proprio dovere di garantire il diritto allo studio se con tanta facilità autorizzano la dad, oltretutto in un periodo di chiusura del trimestre che più di altri necessita della presenza per poter recuperare eventuali insufficienze».

Il problema dei locali che ospitano gli alunni e le alunne apuane è poi più ampio, come ribadisce il Coordinamento: «Il governo niente ha fatto di strutturale per risolvere i problemi della scuola, così ad ogni minimo intoppo (anche riscaldamenti guasti, soffitti che crollano, ecc.) c’è la dad a risolvere il problema. Continuiamo a chiedere interventi seri, strutturali, importanti per la scuola pubblica; così mentre ci si accinge a sospendere i docenti che non hanno fatto il vaccino, niente è cambiato nelle nostre aule: stessi spazi, stesso numero di alunni per classe, stessi numeri del personale».

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