Il presidio
A febbraio un batterio nelle sorgenti del Cartaro
massa. Non è la prima volta che la città si trova con un divieto di utilizzo dell’acqua potabile. E se adesso ad essere interessate sono 800 utenze, lo scorso febbraio lo erano ben 18mila.
È il 12 febbraio quando arriva lo stop all’uso, a scopo alimentare, dell’acqua a Canevara, Volpigliano, nell’area compresa tra viale Roma, l’autostrada e il confine con Montignoso, a Casette, a Caglieglia e al Santo. Una grande fetta della città costretta a bollire l’acqua per almeno 15 minuti prima di utilizzarla. Costretta a presentarsi, ad orari prestabiliti, nei punti di sosta delle cisterne, a comprare litri e litri di minerale. Nell’acqua l’Asl a febbraio ha rilevato la presenza di un batterio, il Clostridium perfringens che solitamente prolifera nella vegetazione in decomposizione, ne ha dato comunicazione a Gaia che gestisce la rete idrica e il sindaco, responsabile della salute pubblica, ha emesso l’ordinanza di divieto. Il Clostridium non è un agente patogeno, ma la sua presenza rivela che qualcosa non va, che c’è da fare accertamenti ulteriori, che potrebbero essersi verificate infiltrazioni. Il batterio lo scorso febbraio viene individuato dopo un campionamento nei tre serbatoi ad Ischignano, sotto il Cartaro. Successivamente quello stesso batterio viene intercettato anche nelle sorgenti del Cartaro, tanto che quelle sorgenti vengono “isolate” in modo che l’acqua che proviene da lì non finisca nella rete idrica cittadina. Un bel disagio anche perché il minor afflusso di acqua nella rete ha determinato un conseguente calo della pressione. Ieri un nuovo divieto per un malfunzionamento di un serbatoio a San Carlo, adesso l’Asl effettuerà una serie di campionamenti e di analisi di laboratorio sull’acqua.
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