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Da Maria Teresa Cybo Malaspina alla Titina di Bò: le protagoniste

A.P.
Da Maria Teresa Cybo Malaspina alla Titina di Bò: le protagoniste

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carrara. Da sempre le donne hanno fatto parte del pianeta marmo. Tra le prime c’è senza ombra di dubbio Maria Teresa Cybo Malaspina, la sovrana del Ducato di Carrara, che nel 1751, emanò la legge che regolamentava l'attività di cava. Oltre a lei secondo lo studio della storica di tradizioni locali, Alma Vittoria Cordiviola, realizzato su incarico dell’associazione nazionale Le Donne del Marmo: “c’è Elisa Baciocchi Bonaparte, fondatrice della Banca Elisiana, nata per incrementare e aiutare i piccoli proprietari di cava, gli studi d'arte e di artigianato del marmo – scrive la Cordiviola – tra le prime imprenditrici si ricorda Armida Bertani, detta la Tintina di Bó, soprannome che eredita dal padre Ercole detto non si sa per quale ragione Tintìn. Armida non si rassegna al suo ruolo di donna tutta casa e focolare, coltiva da tempo un suo sogno, quello di comprare dei buoi maremmani e avere così una sua compagnia di trasporti, cosa impensabile per quel tempo, dove il trasporto del marmo era da secoli gestito da soli uomini. Osteggiata dal marito riuscirà a realizzarla alla morte di questi. Sarà la sua compagnia con sede e stalle nelle Canalie, ad avere l'incarico di trasportare il monolite a Roma nel 1929, e per il quale non fu mai pagata, fatto che non le piacque per niente, e che rimase sempre presente nella sua mente come un sopruso. Armida si può considerare la prima imprenditrice della zona e forse di tutta la Toscana. La sua attività terminò nel 1944 quando gli ultimi buoi, gli furono requisiti dai tedeschi. Il vento di emancipazione arrivò anche negli studi di scultura: la mia bisnonna Domenica posò nello studio Bonanni, per la particolare bellezza delle sue mani. La prima scultrice donna in assoluto, citata da documenti ufficiali, è Resy Nella Luzzato, carrarina di adozione, avendo sposato il pittore Domenico Cucchiari». A.P.

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