Il Tirreno

L’assemblea di confindustria 

L’export da record nella provincia con scarso appeal per gli investitori

L.B.
L’export da record nella provincia con scarso appeal per gli investitori

Lapideo in ripresa e occupazione in crescita nel 2021 Ma il territorio risente ancora di «zavorre ultradecennali»

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Carrara. I numeri hanno la testa dura. E allora c’è una provincia, la nostra, che nel primo semestre dell’anno in corso registra un export di +108% rispetto al dato omologo del 2020. In valore assoluto si parla di 1,2 miliardi di euro (580 milioni di euro, nel 2020). Tradotto: primato a livello regionale. Poi le cifre dello scalo di Marina di Carrara, con i primi nove mesi del 2021 che segnano un +26,5% di merci movimentate. Dall’altro lato però ci sono altri datia fare il paio con una lunga lista di nodi annosi. Quelli individuati nell’ultima assemblea della Confindustria apuana dei giorni scorsi, direttamente da The Italian Sea Group. Un’assemblea anche con le new entry – Manifatture Lunigiana, Next, Tecnopali apuani, Ge Avio, Basis group, Dispositivi industriali italiani, Centro medico Ponticello – e aperta dalla soddisfazione dei vertici per le due quotazioni in borsa del 2021 (leggi, per il territorio apuano, Franchi Umberto Marmi e The Italian Sea Group). Poi i numeri, appunto. Come quello delle macchine pronto a prendersi il 60% delle export del comparto apuano e con Baker Hughes-Nuovo Pignone protagonista. E quello del lapideo che nel primo semestre del 2021 ha raggiunto quota +43% – 260 milioni di euro come valore tra materiali grezzi e lavorati – rispetto al 2020 con un aumento (da 53 a 72 milioni di euro) sui lavorati per il mercato statunitense. «Anche sul fronte occupazionale gli avviamenti al lavoro nel secondo trimestre dell’anno per quanto relativo alle attività manifatturiere, costruzioni, servizi alle imprese e logistica, segnalano incrementi significativi rispetto al 2020», ha spiegato in assemblea il presidente della delegazione apuana Matteo Venturi che poi dopo i numeri è passato ai nodi, quelli irrisolti. «Nel corso del 2021 abbiamo quindi superato la fase più acuta della crisi pandemica; tuttavia, non siamo fuori da una condizione di rischio e vulnerabilità», la precisazione. Prima della classifica, quella dell’Institutional quality index su «investimenti e interventi» che «devono servire principalmente ad aumentare l’attrattività del territorio, renderlo più competitivo, migliorare l’efficienza del settore pubblico». Dai servizi pubblici alla presenza di infrastrutture (senza dimenticare il digitale), passando per «l’attività economica territoriale, l’efficienza della giustizia civile, l’evasione fiscale, la corruzione, il livello culturale e la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica». Voci che si traducono, secondo l’indice, nel 70esimo posto nazionale per Massa Carrara. E i vertici della Confindustria individuano tra le «zavorre ultra decennali» i tempi lunghi delle bonifiche, un piano regolatore portuale del 1981, oltre all’impatto di «un imponente corpus normativo» sul lapideo, con, «in molti casi», «disposizioni affastellate e non sistematicamente organiche tra loro».

L.B.

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