Il Tirreno

il consiglio comunale 

Forza Italia torna a colpire con le mozioni e una passa grazie a Fratelli d’Italia

I. Z.

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massa. Le sorprese in consiglio non si fermano ai banchi. La seduta era dedicata alle mozioni, principalmente di Forza Italia. Gli azzurri infatti hanno ripreso con gli atti di indirizzo rivolti all’amministrazione, non avendo un loro rappresentante in giunta. E quindi hanno presentato, e poi approvato, le due mozioni contro la violenza sulle donne nei posti di lavoro, e per realizzare parchi giochi inclusivi. Argomenti incontestabili, altrettanto genuini gli impegni, alcuni dei quali già in atto, altri che invece danno un maggiore impulso alle campagne contro la violenza e per rendere alcune aree pubbliche più inclusive.

Ciò però ha suscitato un dibattito a tratti turbolento. La Lega ha presentato degli emendamenti per entrambe le mozioni (l’ultimo ritirato), volti a correggere gli impegni dell’amministrazione e facendoli rientrare semmai nell’azione della giunta regionale, più complessa e cospicua, a cui sindaco e giunta dovevano rivolgersi. Ma così facendo si sarebbe stravolto il fine della mozione, ha lamentato il capogruppo Fi Luca Guadagnucci: «Come si suol dire anzi che un grammo di responsabilità meglio un calcio nei denti. La logica è impegnare voi, e non scaricare l’onere sugli altri. Noi l’emendamento non lo voteremo, vedremo se passerà». E infatti l’emendamento non è passato, perché gli undici voti di Lega e Fratelli d’Italia non sono bastati contro i 14 di Forza Italia, gruppo misto e minoranze. Minoranze che però al momento del voto sono uscite dall’aula, lasciando votare solo la maggioranza. E qui si è aperto uno scenario inedito, mai accaduto prima con le mozioni azzurre, grazie al voto favorevole di Fratelli d’Italia, che ha permesso agli azzurri di passare 9 a 8, anche grazie all’assenza dei tre civici usciti (più sindaco). Forse un caso isolato, dettato dall’argomento, ma anomalo. Più agile la seconda mozione, approvata da tutta la maggioranza nel frattempo ricompattatasi nel segno del naturale contrasto con le opposizioni. Diversi esponenti delle minoranze, tra cui Elena Mosti, Alessandro Volpi o Dina dell’Ertole già alla mozione contro la violenza avevano sollevato perplessità, e non tanto per gli argomenti quanto alle forme, evidenziando piuttosto una ridondanza a toccare certe questioni, anche in maniera paradossale. Ad esempio impegnare la giunta contro la violenza nei posti di lavoro senza coinvolgere il mondo datoriale e industriale, o parlare di questioni di genere quando questi nel linguaggio consiliare è stato abolito. In sostanza, per le minoranze quelle erano mozioni prettamente politiche. E per questo al voto sono uscite. Quanto basta per mettere da parte i dissapori.

«Avete provato ad affossare il voto facendo mancare il numero legale!» hanno urlato dalla maggioranza contro quelli di prima, che a loro volta hanno contestato l'approvazione di documenti pletorici, ridondanti. Ma almeno questo è nello stato delle cose, minoranze contro maggioranza. C’è da vedere semmai quanto durerà la tregua, vista la tanta carne al fuoco. I. Z.

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