Il presidio
«Adesso non siamo dei santi, ma siamo diventati uomini, persone migliori»
Una passerella della speranza: c’è anche una giovane mamma che allatta il suo bimbo
ADALBERTO
A
dalberto Domeinci ha 80 anni. Aiutare i ragazzi a uscire dalla droga, dalle dipendenze fa parte della sua vita. Di metà della sua vita.
«Non ho mai avuto problemi nella mia famiglia – comincia col dire – anzi semmai i miei figli mi hanno sempre bonariamente rimproverato di dedicare troppo tempo ai miei ragazzi. Ma da quando ho conosciuto Vincenzo la mia vita è cambiata».
L’amico Vincenzo è Vincenzo Muccioli, il fondatore di San Patrigano.
Adalberto lo ha conosciuto quarant’anni fa quando ancora lavorava come rappresentante. «Mi ha colpito nel profondo, era un uomo che aveva una marcia in più – racconta – ricordo che le nostre chiacchierate erano diventate un appuntamento fisso. Quando arrivavo mi dicevano sempre: guarda che non c’è. Lui arrivava dopo pochi minuti. Cominciavamo ma parlare ma, appena arrivavano i ragazzi mi mollava lì. Lui i ragazzi tossicodipendenti li andava a prendere in stazione, quando nessuno voleva prendersi carico di loro».
Dalla conoscenza di Muccioli a un impegno, sempre nelle retrovie, nel Comitato di solidarietà apuano (c’è un omologo anche in Val di magra) per aiutare i “suoi” ragazzi quelli a cui la droga «manda il cervello in pappa».
Adalberto non si è mai fermato. Nemmeno durante la pandemia. Ha conosciuto momenti in cui i ragazzi che si avvicinavano alla nostra associazione erano una cinquantina.
«Una volta il nemico era la vecchia eroina – ricorda – ma da quella se ne usciva più facilmente. Adesso le pasticche, ne basta una per portarti via tutto, per farti cambiare per sempre, anche se hai soltanto dodici anni».
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