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I no-pass in piazza: «Tra noi nessun negazionista o gruppo fascista»

Melania Carnevali
I no-pass in piazza: «Tra noi nessun negazionista o gruppo fascista»

Dai movimenti di sinistra alla cattolica fan di Salvini ecco chi ha partecipato al presidio di Rivoluzione allegra

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Melania Carnevali

massa. Si aspettavano tutti di essere di più. Ma d’altronde «erano 1.000 a Lucca, 1.000 a La Spezia». E «poi ci sarà stata anche un po’ di stanchezza: abbiamo fatto diverse manifestazioni negli ultimi giorni», dice Giulio Milani, editore massese, leader del gruppo Rivoluzione allegra, dichiaratamente no-Green pass, che ieri pomeriggio, nel primo giorno di obbligo della certificazione sui luoghi di lavori, è tornato piazza, per la precisione in piazza Aranci, megafoni e striscioni di «libertà» appesi ai leoni in marmo scolpiti da Giovanni Isola, per ribadire che no, non sono negazionisti, ma «il problema è che sono stati sospesi i diritti».

Sono in 200 circa. Tra loro non c’è traccia dei gruppi neofascisti che a Roma hanno assaltato la sede della Cgil, ma in fondo, a Massa, non ci sono mai stati. «Abbiamo fatto in modo che non ci fossero», dice Matteo Serafin, giornalista pubblicista, in piazza con le bandiere nero verdi della rivoluzione allegra. «Quella di Roma è stata una trappola – dice invece Milani -: hanno organizzato una manifestazione in forma anonima trascinando lì persone che erano in buona fede». E aggiunge: «Forza Nuova è un’organizzazione che dovrebbe essere sciolta. Non doveva essere lì».

In compenso, c’è un po’ di tutto. C’è tanta sinistra senza partito. Ci sono comitati civici, sempre e comunque schierati a sinistra, ed ex attivisti Cinque Stelle delusi. Ma c’è anche Samanta Nicoli, l’ultra catto-leghista sempre in prima fila quando Matteo Salvini si esibisce in un bagno di selfie nel raggio di 50 chilometri da casa sua, scesa in piazza anche questa volta con il suo immancabile crocefisso. «Sono qui come cattolica, perché voglio essere libera di andare in chiesa», dice. Anche se la chiesa è uno dei pochi posti dove ancora si può entrare senza Green pass.

Con lei, c’è il padre, Roberto, che siede all’estrema sinistra della figlia. «Non mi interessava esprimere la mia opinione fino a quando il vaccino è rimasto una scelta: adesso non posso accettare che si dica che chi non si vaccina uccide gli altri», commenta.

Dall’obelisco parte la musica. È Bob Marley. Peace and love. Le forze dell’ordine sono disposte tutte sotto palazzo Ducale: non si aspettano un clima di tensione. E non ci sarà.

Sotto l’obelisco che segna anche l’ora (il monumento della piazza è una meridiana), alle quattro iniziano gli interventi che andranno avanti fino al tardo pomeriggio. «Non siamo negazionisti – grida Matteo Serafin -: negazionista è un governo che ci impone un vaccino che è efficace solo per anziani e persone fragili».

Dice anche che «sui giovani e sulle persone sane il rapporto tra benefici e rischi non torna». Lo dice «dati alla mano». E, sempre dati alla mano, Serafin spiega al microfono che «è stato dimostrato che le cure precoci sono assai più efficaci del vaccino nel ridurre i casi di ospedalizzazione e morte». La fonte sarebbe l’istituto Mario Negri di Milano, secondo cui le cure precoci avrebbero il 90 per cento di efficacia.

Giulio Milani, ai quotidiani, chiarisce che «non si tratta di una protesta contro il governo o i governi in generale: è una protesta contro un sistema. Il Green pass è chiaramente un ricatto, dal momento che non c’è l’obbligo vaccinale. Così però vengono sospesi dei diritti. Questo è un oltraggio alla Costituzione». E annuncia altre manifestazioni.

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