Il presidio
«Impennata di morti sul lavoro La ripartenza ci fa paura»
carrara. Anche Carrara ha celebrato la settantunesima Giornata Anmil in onore delle vittime degli incidenti sul lavoro. Alla deposizione della corona al Monumento dedicato alle vittime degli incidenti sul lavoro in piazza XXVII alla presenza delle autorità, del consiglio territoriale Anmil, di un nutrito numero di soci e di don Cappè, parroco della chiesa di San Francesco, è seguito il dibattito con il presidente Anmil territoriale [/CAPOLETT1]Paolo Bruschi, il sindaco Francesco De Pasquale, il vice prefetto Luigi Gavotti, la dottoressa Annalisa Piazzi responsabile dell’Inail Massa Carrara, Marco Pinelli vice responsabile del Pisll dell’Usl Nord Ovest Toscana e l’onorevole Martina Nardi presidente della commissione attività produttive della Camera. «La ripartenza delle attività lavorative, dopo un periodo di crisi, ci fa paura rappresentando un terreno insidioso per i lavoratori in quanto che, per recuperare il terreno perduto del profitto, si mette in secondo piano la sicurezza – ha detto Paolo Bruschi – e lo dimostra la nuova impennata di incidenti a cui stiamo assistendo. Nei primi 8 mesi dell’anno abbiamo assistito a 772 infortuni mortali denunciati e 349. 449 infortuni totali denunciati. Poi abbiamo un altro tipo di morte, quella di chi muore nel silenzio, per malattia contratta lavorando e i cui numeri sono ben 5 volte superiori alle morti per incidenti sul lavoro. Si muore come dieci anni fa. Solo in Toscana da inizio anno 28 persone sono uscite di casa per andare a lavorare e non vi hanno più fatto ritorno. Ma dietro a questi freddi numeri si celano uomini, donne e famiglie che vengono distrutte psicologicamente e anche economicamente. Oggi più che mai occorre capire cosa è che fa, nella filiera lavorativa, bloccare l’ingranaggio della sicurezza, occorre una forte cultura della sicurezza che guidi i datori di lavoro e i lavoratori stessi nella quotidianità delle proprie azioni. Occorre più informazione, più formazione vera che non deve essere considerata solo un costo, occorre più valutazione del rischio e il lavoratore deve saper dire di no, dire di no se valuta che quel tipo di azione lavorativa è pericolosa, dire di no se deve firmare il documento della formazione se non l’ha fatta, dire di no se non gli vengono forniti i DPI e se non gli viene insegnato a loro come usarli. Dire di no per non barattare la propria vita con un 8% di profitto in più come è successo per la povera Luana. E la domanda sorge spontanea dietro tutte le morti quanti 8% di profitto in più si celano? ».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
