Maltempo, folgorate 47 capre. La disperazione del pastore
Massa, gli animali di una razza in via di estinzione, le Garfagnine, le uniche che riescono a vivere sui crinali delle Alpi Apuane
MASSA. Avevano trovato riparo dalla pioggia sotto una rientranza del Monte Macina, la cresta che segna il confine tra le province di Massa Carrara e Lucca. Ma il fulmine è arrivato dove l’acqua non era riuscita e le ha folgorate tutte: 47 capre di una razza in via di estinzione, le Garfagnine, le uniche che riescono a vivere sui crinali delle Alpi Apuane. Facevano parte del gregge di Rolando Alberti, 50 anni, di Forno, «nato pastore».
Nella vita, Rolando, ha sempre fatto questo: il pastore. È partito con un piccolo gregge arrivato, anno dopo anno, a 112 capre. I suoi formaggi sono famosi in provincia e anche in Garfagnana. Li produce in un caseificio di transumanza seguendo la tradizione pastorizia. Adesso il suo gregge si è dimezzato di colpo. È successo il 23 settembre, il giovedì prima della tempesta che ha messo in ginocchio la provincia.
«Venerdì pomeriggio sono andato nella Valle del Renara dove le lascio – racconta il pastore a Il Tirreno – e ho visto che ne mancavano molte. Quasi la metà. Non pensavo fosse successo qualcosa di grave. Ma venerdì, visto che non erano ancora tornate, sono andato a cercarle. Le ho trovate in una rientranza del Monte Macina dove sicuramente si erano messe per ripararsi dalla pioggia ed erano tutte morte folgorate da una fulmine».
La stima dei danni non è facile da fare. La capra Garfagnina produce sia latte che carne. La produzione di latte si attesta mediamente intorno ai 215 litri per lattazione con una durata media di 195 giorni. Quella di carne è incentrata sulla vendita del capretto a 40 giorni con un peso medio di undici chili. «C’erano capre vecchie, altre giovani – spiega Alberti –: sicuramente tra i due e gli ottomila euro».
Il problema principale è che non sarà semplice, o perlomeno breve, riportare il gregge a quel numero. «È una popolazione autoctona, la cui diffusione è limitata – spiega –: per il resto bisognerà aspettare che si riproducano».
Alberti si dice «triste, profondamente triste» per la perdita. Perché «perdere metà gregge, per un pastore, è come perdere mezza vita». Quella vita dedicata 365 giorni all’anno a loro.
Secondo una stima di Coldiretti ogni anno almeno diecimila capi nel mondo vengono colpiti da fulmini con effetti che vanno dalla morte per folgorazione, a scottature, lesioni di organi interni. Un caso raro, quindi. Eppure qui è successo. Sulle Alpi Apuane i fulmini hanno ucciso 47 capre in una sola notte.
«È una casistica sicuramente non molto frequente, per non dire rara, ma possibile. Il fulmine è entrato dentro il gregge e ha fatto una strage – commenta Francesca Ferrari, presidente Coldiretti Massa Carrara –. Rolando incarna lo spirito, la tradizione e la passione pastorizia. Siamo dispiaciuti per quanto accaduto».
Da qui l’iniziativa di Coldietti Massa Carrara che ha deciso di promuovere una raccolta fondi per aiutarlo a ripartire.
La raccolta è partita in occasione della fiera di San Francesco, santo patrono di Massa e proseguirà anche nelle prossime settimane presso la sede della federazione di Massa in Largo Matteotti. Per le prossime settimane sarà presente all’interno della sede un raccoglitore dove tutti, cittadini, amici e consumatori, potranno fare una piccola o grande donazione. «È il nostro modo per stagli vicino – conclude la Ferrari –. Non lo lasceremo solo».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
