Il Tirreno

L’avvocato “non allineato” che unisce anime diverse

Ivan Zambelli
L’avvocato “non allineato” che unisce anime diverse

Francesco Matteucci in campo per promuovere «un’alternativa alla destra e alle logiche familistiche»

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Ivan Zambelli

montignoso. È il volto nuovo nella politica, così come la lista che riunisce Montignoso democratica, Movimento Cinque stelle, Verdi e tanti civici. Francesco Matteucci è l’avvocato e aspirante sindaco che ha fatto trovare la quadra a idee e soggetti diversi. Quando parla non di rado cita eventi, situazioni, massime di vita finanche canzoni; non lo fa in maniera forzata o ricercata: è il suo modo di essere, il suo bagaglio di interessi, forse troppi, come scherzosamente si riconosce.

Chi è Francesco Matteucci?

«Un avvocato fatto integralmente da solo. Vengo da una famiglia diciamo modesta, padre postino e madre maestra. Di questo sono orgoglioso, come scriveva Guccini: “una rabbia antica di generazioni senza nome”».

E in politica? Esperienze precedenti?

«Non ho mai avuto esperienze attive. Mi sono appassionato alla politica fin da dopo la pubertà, i primi ricordi sono la guerra del Golfo. Da sempre simpatizzante per Rifondazione comunista, mi sono avvicinato per pochi mesi a Sinistra ecologia e libertà, dove nel 2011 ho preso la mia unica tessera. Poi mi avvicino al Movimento 5 stelle, ma dopo la fase del Vaffa-Day. Ci tengo a precisarlo perché all’inizio aveva delle posizioni molto sbagliate, e dette con metodi beceri, grezzi. Poi qualcosa è cambiato. Ho apprezzato molto Conte, anche se nel primo c’era una parte di governo che non mi piaceva; penso si sia capito (ride, ndr). L’ho apprezzato per le politiche internazionali, come la posizione fissa a non riconoscere Guaidò. Non sono d’accordo con la fiducia a Draghi, però in Conte rivedo la Dc di Moro, questa indipendenza anche a volersi smarcare dal blocco atlantico, una politica staccata dai soliti schemi. Ho sempre apprezzato i non allineati».

Quando ha scelto di correre per Montignoso?

«A febbraio. So che c’era un altro percorso già attivo da qualche mese, sono stato coinvolto in qualità di indipendente, in grado di convergere simpatie di altro tipo. Credo di aver fatto una schiera molto ampia, dando spazio alle ideologie che hanno fatto grande l’Italia, dal cattolicesimo progressista al socialismo e comunismo».

Perché candidarsi?

«A Montignoso serve un’alternativa alla destra, ma slegata da logiche familistiche. Il punto è sempre quello: credo che se tutti noi avessimo avuto spazio non ci sarebbe stata la spaccatura, che deriva dalla sordità degli attuali partiti di Montignoso, che hanno escluso chi non è legato a questo gruppo di potere. Chi non ha natali nobili, chi non ha araldica specifica. Bisogna togliere la monarchia e portare la repubblica».

Ha senso fare questo ragionamento quando si è alleati con ex sindaci, consiglieri e assessori che dal partito se ne sono andati?

«Non sono candidati. Possono portare un contributo valido in termini di esperienza e conoscenza. Supportano, ma non sono loro che decidono; la squadra è composta da determinati soggetti».

Cosa ne pensa della convergenza su cava Fornace?

«Sembra normale che un sindaco di 10mila anime, tutto d’un colpo, nel silenzio, tira fuori la carrambata del Paur? Da sempre chiedo date e numero di protocollo. Non promesse. Quando dice Paur ma senza dati per me è zero. La chiusura la fai con la revisione dell’Aia, che è l’unica cosa che può chiedere il sindaco».

Il vostro programma si compone di diverse voci: il primo impegno?

«La richiesta di riesame dell’Aia, che non scriverò io ma sarà scritta a più mani, di concerto con le persone adatte, in maniera seria, senza segreti».

Perché dovrebbero votarla?

«Non me, dovrebbero votare la squadra. Dentro ci sono tutte le sensibilità di Montignoso, e uno può scegliere in maniera ampia da chi farsi rappresentare».

Interessi?

«La politica, storia, geopolitica o relazioni internazionali. Un tempo ne avevo tanti di interessi, poi adesso con la bimba c’è lei. Mi piaceva pescare, ora vado in bici su strada. Mi piace andare ai festival, seguire le conferenze».

Tifoso?

«Diciamo che sono interista. Sennò mia moglie mi lascia (ride, ndr)».

Animali? «Un cane, due gatti e un pesce rosso».

É credente?

«Sì. Anche la religione è uno dei miei campi d’interesse. Le mie tesi di laurea sono state sulle libertà religiose in Francia e Germania, e l’altra su una possibile riforma dei culti ammessi in Italia, ancora attiva dal ‘29».

Riferimenti politici?

«Storicamente Berlinguer, ma ho riscoperto Garibaldi, e Mazzini».

Come mai?

«Se c’è la monarchia è meglio lavorare con la carboneria nell’ombra».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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