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la polemica 

«Politeama, il recupero un affare fra privati»

«Politeama, il recupero un affare fra privati»

Il comitato frena l’entusiasmo sui progetti di ristrutturazione degli imprenditori del marmo: nessun vantaggio per la città

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carrara. «Il Politeama viene entusiasticamente inserito nei progetti che gli industriali del marmo stanno pensando di realizzare in città per poter sfruttare l’allungamento delle concessioni di cava previsto in questi casi dall’articolo 21 del Regolamento degli Agri Marmiferi. In merito a ciò vorremmo condividere qualche considerazione». Comincia così l’intervento del comitato Politeama.

«Non ci pare sensato che occorra premiare con l’allungamento della concessione gli imprenditori del lapideo per attività che dovrebbero essete tenuti a fare a prescindere, in quanto sfruttatori intensivi di una risorsa comune come le montagne, ma preferiamo non addentrarci nei meandri del regolamento comunale, per affrontare invece il rapporto tra l’articolo 21 e il Politeama – si legge nella nota – Noi dobbiamo sempre ricordare che il teatro G. Verdi sito all’interno del complesso edilizio noto come Politeama è privato: è di proprietà della Caprice. Dobbiamo poi però sapere che il Comune vanta alcuni diritti sull’utilizzo e la funzione del teatro derivanti da una clausola del rogito Attuoni (il contratto con cui l’Amministrazione comunale a fine XIX sec concesse il terreno ai costruttori Scarsella e Ferrero) che, ahinoi, nel tempo le varie amministrazioni hanno esercitato sempre meno fino a smettere del tutto di reclamarli da una quarantina d’anni almeno». «Il teatro non è chiuso a causa dei crolli, ma lo era già prima a causa degli abusi edilizi (alcuni condonati altri no) che la Caprice negli anni ha perpetrato ai danni della sua funzionalità: eliminando uscite di sicurezza e rendendo inagibili alcuna zone di servizio per ricavare appartamenti – prosegue la nota – Per tutti questi motivi, ammesso e non concesso che il progetto degli industriali del marmo possa realmente - come asseriscono - ridare al teatro la sua piena funzionalità per farlo occorrerebbero espropri di porzioni di appartamenti abitati e addirittura di parti condominiali sul lato di via Cavour. Per tutti questi motivi gli industriali ridarebbero il teatro chiavi in mano alla Caprice e non alla città».

«La Caprice in questo caso vedrebbe risolto un problema del quale è responsabile senza tirare fuori un euro a fronte del fatto che il solo progetto darebbe comunque agli industriali del marmo coinvolti la possibilità di allungare la concessione fino a 25 anni. Un affare tra privati insomma, in cui il Politeama ancora una volta sta lì come un esempio, come un emblema. A pagare sarebbero ancora una volta le nostre montagne (e quindi tutti noi) al cui sventramento deleghiamo la soluzione di ogni problema».

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