Sos dell’architetto Geloni «Nuovo rischio di crolli per le volte del Politeama»
carrara. Allarme per le volte del Politeama. A lanciarlo è l’architetto Dino Geloni.
«Nel silenzio ci fu una prima, lontana volta di attacco e riduzione alle vie di fuga, forse partendo da via Mazzini, reiterando negli anni '50 in modo più vistoso su via Cavour; qui si rinunciò al sistema di ponti sullo scannafosso che collegavano materialmente la vita della città all'Arte Teatrale – scrive Geloni – Ma la volta migliore si manifestò d'angolo, tra via Cavour e via Roma: sostituita la palazzina con un palazzo, si smarrirono del tutto le via di fuga. Restò un negativo, ancora trasandato spazio conteso su via Roma, come ultima inutilizzabile via di fuga con un tratto su via Cavour».
«Risultano realmente irraggiungibili, tanto che l'attività teatrale fu ridotta a forse meno di 100 posti, con ciò annullando ogni iniziativa di rappresentazione – continua – Dal corrispondente passaggio esterno delle ex vie di fuga e dal suo simmetrico est-ovest si accedeva a due scaloni per far entrare il pubblico da zone separate...un ingresso classista? al loggione. Poi altre piccole volte in cui si è sottratto qualcosa alla grandezza dell'edificio, catene, pilastri, loggiati, fino alle volte dell'architettura, che creano gli spazi: fluidi alle note musicali, alle vibrazioni anche visive, alla spiritualità dell'arte». «Sono articolate, qualificano spazialmente ogni funzione: per accogliere il pubblico e togliere peso il foyeur ha doppio volume, il ridotto ha volte articolate per intrattenere, gli annessi, bar, scale, servizi hanno moduli ripetitivi, ma tutte le volte sono ribassate, tese alle massime spinte orizzontali – prosegue l’architetto – Trascurate queste, e fu la volta più eclatante, nel 2008 minacciarono di crollare... ci risvegliarono da un torpore onirico da pseudo modernità della cultura cittadina, ma solo in parte: attendiamo un completo rinsavimento che ci porti a far riqualificare la struttura teatrale. Ecco infatti siamo all'ultima volta, prossima: questo autunno potrebbe portare l'ultima, tragica situazione. Osservando la leggera, enorme tettoia che protegge loggione, palchi, platea e annessi, si notano consistenti indizi di cedimento: le vecchie lamiere ondulate sono totalmente ossidate e presentano sconnessioni, sono quasi pronte a involarsi alle folli atmosfere del nostro secolo. Potrebbero riversarsi tonnellate di pioggia all'interno e determinare la fine della prestigiosa storia architettonica ottocentesca, la più significativa per la città».
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