Il presidio
L’addio a Manfredi sulle note di Rose rosse e gli inni degli ultrà: «Era il centro di tutto»
Folla ai funerali dell’ex presidente della Massese. Il ricordo in lacrime dei giocatori: «Con lui anni indimenticabili»
Alessandro Tabarrani
massa. Il suo ultimo viaggio non poteva che essere accompagnato dalle note di “Rose rosse”, la celeberrima canzone di Massimo Ranieri che amava tanto cantare nelle serate con gli amici di una vita. E poi un lungo, lunghissimo applauso prima dell’ultimo saluto. È stato celebrato ieri, nella chiesa dei “Servi di Maria” a Marina di Massa, il funerale di Fausto Manfredi, l’amatissimo ex presidente della Massese oltreché noto imprenditore nel mondo del lapideo.
Un addio che ha raccolto le tante persone che hanno amato una persona buona che sino all’ultimo, sinché ha potuto, ha amato la vita. Tifosi, amici, conoscenti e non solo si sono stretti alla moglie Luana (sposata in seconde nozze) e ai suoi cinque figli in un abbraccio intenso ma al contempo garbato e commovente. «Ricordo una persona squisita – ha detto il noto esponente politico, Fabio Evangelisti –, un vero amico, un uomo di compagnia che poi tutti hanno conosciuto anche nelle vesti di presidente della Massese. Anche quando con il suo lavoro le cose sono andate bene non è mai cambiato è rimasto lo stesso. Si tratta di una perdita grave per la città ed è giusto essere qui per rendere omaggio alla sua persona». Non potevano mancare i suoi ragazzi che trent’anni fa furono protagonisti della cavalcata che portò la Massese in C1. «Il ricordo di quella annata resterà sempre vivo – hanno spiegato Alberto Lorieri e Renzo Redomi-, il presidente era uno di noi. Eravamo un bel gruppo così come lo erano i dirigenti, ma lui era il centro di tutto. Assieme a lui abbiamo vissuto anni bellissimi, rimanendo sempre in contatto nel tempo». Non ha voluto mancare neppure Massimo Montanari. «Ho voluto esserci, ero legatissimo al presidente con cui eravamo sempre in contatto, tanto che spesso quando venivo in vacanza qua andavamo a cena assieme. Ho perso un grande amico». E poi la commozione dell’allenatore Alberto Lazzarini («lo ricorderò per sempre») e quella di Francesco Zana che, dopo l’omelia celebrata da padre Francesco Vanoli, ha preso la parola per ricordare il Presidente, non riuscendo a trattenere le lacrime scandite dagli applausi. «Sono convinto che questi applausi l’avrebbero commosso, se n’è andata una grande persona». «Fausto sinché ha potuto ha sempre affrontato la vita con gioia e serenità e di questo sono contento – ha detto Giancarlo Alioto, a quel tempo direttore generale della Massese –. Ho perso un amico, purtroppo questa è la vita». Per capire quanto Manfredi fosse amato, bastava guardare gli occhi dei presenti senza sprecare parole a vanvera con il rischio di essere sin troppo retorici. E la figura di Fausto Manfredi era lontana anni luce dalle banalità. «Un presidente, c’è solo un presidente», hanno cantato gli ultrà bianconeri prima che la celebrazione finisse; un omaggio sobrio per qualcuno che sarà sempre speciale e ricordato anche da chi non ha avuto la fortuna di conoscerlo personalmente. In fondo però, chi è che non lo conosceva? Addio Presidente.
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