Il Tirreno

la crisi del polo fieristico 

Appello dei sindacati: per Imm gli imprenditori facciano di più

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Carrara. Sulla vicenda Imm intervengono, con un nota congiunta, i sindacati confederali, Cgil, Cisl d e Uil.

«I primi padiglioni fieristici vennero costruiti, in una zona di pregio davvero ad un tiro di schioppo dalla battigia, l’innalzamento dei capannoni venne visto come la naturale evoluzione di una carrarinità che ancora non aveva fatto i conti con la globalizzazione che nel suo caso, paradossalmente, avrebbe portato ad una inversione di tendenza francamente, al tempo, davvero imprevedibile – si legge nella nota – Comune, Camera di Commercio, Associazione industriali, artigianato: il clima era quello delle alte e progressive sorti. Fiducia, affari, contatti. La stagione della crisi del granito sarebbe poi arrivata presentandosi con una generalizzata chiusura delle lavorazioni di filiera. La vendita all’estero dei macchinari da parte dei produttori apuani portò a una naturale lavorazione in loco, vicino ai luoghi di estrazione. E anche una certa saturazione del mercato che ha visto poi saltare gran parte di quelle floride aziende e con esse centinaia di posti di lavoro buono».

«Venne poi Verona – continua la nota – che piano piano ha sfruttato una maggiore capacità imprenditoriale, evidentemente. I nostri imprenditori vanno là in fiera mentre da qualche tempo in loco costruiscono i loro templi rappresentativi. Sembrano singoli depositi di zio Paperone o forse meglio quelli di Rockerduck che faceva l’estrazione del petrolio».

«Non serve più andare in fiera, questa è la mentalità: si va (a Verona) si torna, si entra nei propri totem aziendali e via – proseguono i confederali – Il Comune di Massa e la Provincia si defilano per via della Madia: il comune di Carrara con il cerino in mano e la Regione arrivano e presentano un piano industriale lacrime e sangue. Una cosa è certa: si dimezzano i lavoratori. Non si parla dell’uscita del direttore, che rimane in carica sia pure “dimezzato”, ma certo responsabile, assieme al presidente ultimo, della definitiva scomparsa dal mondo fieristico che conta del polo marinello. Non si parla di tempi e di ripresa dell’attività fieristica, si va avanti alla giornata. Ora il marmo va via veloce, manco il Covid lo ha fermato (dati Istat alla mano), poco poco si lavora in zona, la domanda va da sè: per vendere blocchi appare chiaro che la fiera serve poco; il marmo è già ben conosciuto. Servirebbe piuttosto un luogo di incontro con imprenditori anche stranieri, dove riportare Carrara al livello che le compete per la quantità e qualità del prodotto escavato».

«Imm luogo non solo di incontro ma anche di studio approfondimento gestione di novità. Partnership con Accademia di Belle Arti non solo per lavorare sulla città e renderla più bella e vivibile ma anche per sfruttare il sapere e i giovani talenti – concludono i confederali – Tutto questo non può essere fatto senza l’aiuto degli imprenditori. Devono fare di più. Nel frattempo meglio concretizzare: l’uscita dell’amministratore Amedoro chiama la politica, prima che il tritatutto elettorale mandi in frantumi ogni cosa». –

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