Il cuore degli operai: danno parte di stipendio alla famiglia di Daniele
massa. “Basta con i morti sul lavoro”. È scritto a caratteri cubitali sullo striscione di Cgil, Cisl e Uil che ieri mattina chiunque passasse in piazza Aranci poteva osservare. Un “basta” che le sigle sindacali dicono da oltre dieci anni, da quando hanno cominciato a contare gli operai morti sul posto di lavoro, e sopratutto in cava, a Massa Carrara. Ieri lo sciopero generale per far sentire alla famiglia di Daniele Rebecchi, caduto per 15 metri da un capannone industriale, la vicinanza di tutti i lavoratori del territorio. Uno sciopero partecipato, nonostante le difficoltà economiche di tutti in questo periodo post pandemia. E non solo: la solidarietà dei lavoratori ha portato anche a devolvere parte degli stipendi alla famiglia di Rebecchi che lascia la compagna e due figli. «Siamo amareggiati- – dice Paolo Gozzani segretario Cgil Massa Carrara – In quello che è accaduto non vi è fatalità, ma responsabilità. Siamo un territorio fragile, fatto di troppo precariato, lavoro povero e incidenti mortali. Occorrono interventi drastici. Nella filiera del lavoro ci sono troppi anelli deboli, dove il sindacato non è presente, e dove si scaricano tutte le drammaticità. Ci accorgiamo dei morti sul lavoro soltanto dopo che li vediamo caduti. È un grande fallimento dell’intera società».
«Ci scandalizziamo per la morte di un altro operaio, scendiamo in piazza, chiediamo giustizia, poi passa il tempo, si va avanti e ci dimentichiamo di tutto – dice Franco Borghini, segretario provinciale della Uil – Ci stiamo abituando alla morte dei nostri lavoratori e questo è drammatico». Borghini ricorda anche alcuni dati a livello nazionale che non sono confortanti: «300 morti sul lavoro in Italia dall’inizio dell’anno; quattro milioni di aziende e solo 10mila controlli di cui 8mila rispecchianti irregolarità. Dobbiamo regire e farlo in fretta». «È qualcosa che non si può riparare – conclude Andrea Figaia, segretario della Cisl Toscana nord- Il mio stato d’animo in questo giorno di lutto è quello di un sindacalista che sa di svolgere il suo ruolo in un contesto di quasi totale impotenza. Inascoltati da più parti, anche dal Prefetto di questa Provincia a cui rimando l’appello ad incontrarci e trovare insieme soluzioni per aumentare i controlli nei posti di lavoro, fare formazione, fare prevenzione e sopratutto fare rete, per non lasciare soli i lavoratori apuani». —
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