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Chiude per due mesi la Don Carlo Gnocchi Allarme trasferimenti per 40 lavoratori

Marco Landini
Chiude per due mesi la Don Carlo Gnocchi Allarme trasferimenti per 40 lavoratori

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FIVIZZANO. La Fondazione Don Carlo Gnocchi dal primo luglio chiuderà ogni forma di attività per un periodo che va dai 40 ai 60 giorni. La notizia seppur non ufficiale sta circolando da giorni: con il termine, il 30 giugno, della convenzione con l’Asl per il ricovero dei pazienti Covid, la struttura verrà chiusa per lavori di ristrutturazione, messa in sicurezza e disinfezione dei locali. E questo sta creando preoccupazione e malumori tra i circa 40 lavoratori che operano nell’edificio ubicato accanto all’ospedale cittadino. Per alcuni si prospetta in questo periodo un trasferimento e per i lavoratori delle ditte in appalto non si sa quale sorte toccherà.

Sull’argomento intervengono le forze di opposizione. La Lega di Salvini: «Più di un anno fa, il sindaco Gianluigi Giannetti, con orgoglio, aveva sbandierato l’apertura del secondo piano della Don Gnocchi con 20 nuovi posti letto di cure intermedie e il consigliere regionale Giacomo Bugliani aveva parlato di «un momento importante che segna una svolta decisiva per l’ospedale di Fivizzano e tutta la sanità lunigianese». Oggi, affermano i leghisti fivizzanesi «i fatti sconfessano quanto affermato. All'inizio sembrava chiudesse solo il secondo piano adibito ai malati Covid per sanificare i locali ma invece chiude tutta la struttura per 40/60 giorni». Interviene la lista civica di minoranza Alternativa per il Futuro che commenta : «Il personale dovrebbe essere trasferito nella sede di Massa. Questa situazione crea grave incertezza sia nella popolazione che teme di perdere una struttura all’avanguardia nell’attività di riabilitazione con strumentazione da polo di eccellenza e attrezzature nuove, dall’altra nei dipendenti che si vedono trasferiti in altre sedi distanti dal territorio e con aggravi di spesa negli spostamenti. Tutto questo è inaccettabile». Alternativa per il Futuro aggiunge poi che anche dopo la riapertura «nella struttura non riprenderanno le attività di riabilitazione, mentre quando è nata doveva essere un punto dell’élite in cui accompagnare la chirurgia ortopedica del nosocomio di Fivizzano nelle attività di riabilitazione». —

Marco Landini

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