L’ex scuola di Ricortola trasformata in alloggi
Quattro appartamenti per l’emergenza abitativa Case da 45 ai 75 metri quadrati per famiglie in difficoltà
massa. Quattro nuove unità abitative nella ex scuola di Ricortola, così da dare risposte più dignitose e meno promiscue a chi si ritrova in emergenza abitativa.
Lunedì pomeriggio il consiglio comunale ha approvato una modifica al piano triennale delle opere pubbliche, contenente questo secondo ed ultimo lotto per la realizzazione di unità immobiliari nella ex scuola. L’intervento, da 150mila euro, arriva a seguito del primo che ha realizzato il medesimo numero di alloggi. Come ha spiegato l’assessore ai lavori pubblici Marco Guidi, «si tratta di appartamenti di varia taglia e misura, con cucine e servizi igienici dedicati, così da essere fruibili per famiglie più o meno numerose. Oltre a questo completeremo le parti esterne».
Le abitazioni saranno di circa 45 metri quadrati, anche se qualcuna – precisa l’assessora al sociale Amelia Zanti – arriverà a 75, con soluzioni adatte per persone con disabilità. L’emergenza abitativa è un problema molto sentito: riguarda quelle persone, sovente famiglie, che si ritrovano senza un’abitazione nel giro di poco tempo, e che non riescono, per varie ragioni, ad ottenere un alloggio, popolare o meno. Allora vengono ospitate in strutture, ma la logistica – ecco perché la precisazione su cucine e sanitari separati – risulta spesso complessa perché in quelle strutture vari servizi sono in comune. E spesso si tratta di sistemazioni che, da temporanee, diventano permanenti, per giunta in condizioni degradate e di sovraffollamento. È il caso ad esempio della residenza delle Tortore, considerata inadeguate e poco dignitosa. Per superare questi soluzioni, l’amministrazione comunale ha voluto procedere alla realizzazione di questi otto alloggi che, seppur non risolvono il problema, mettono in campo delle alternative a cui si aggiungono nuovi disciplinari, come sottolinea Zanti: «Oggi c’è un disciplinare sulle modalità di accesso all’emergenza abitativa, prima le nostre assistenti sociali agivano sulla base delle proprie professionalità, ma non c’era un percorso preciso, così non c’era un iter predefinito per spostare le persone dall’emergenza abitativa alle abitazioni popolari».
In aggiunta, il Comune ha previsto che il 40 percento degli alloggi popolari venga dedicato a questi nuclei in emergenza. Ma nonostante il progetto, le minoranze si sono astenute, facendo leva sul ritardo di questa misura, sull’esiguo numero degli alloggi in luoghi isolati e senza servizi, e sullo scarso impegno di spesa se paragonato ad altre opere, come le piazze. —I. Z.
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