Studenti e associazioni in piazza contro la riapertura delle cave
Mobilitazione a suon di musica e striscioni: «Non manifestiamo contro il lavoro ma per il bene di tutti noi»
massa. C’è un ragazzo che corre in piazza Aranci e sventola una grande bandiera con su scritto “Apuane Libere”. C’è un cubo enorme e bianco, dentro un cubo ancora più grande ma vuoto, o meglio pieno di aria e di cielo: una volta era montagna. E ci sono giovani e anziani, studenti, ambientalisti, amanti della montagna. Trecento, forse un po’ di meno che hanno deciso di manifestare per dire no alla riapertura di sette siti estrattivi nel Comune di Massa, sulle Apuane. «Ci siamo, non siamo tanti, siamo lo zoccolo duro della protesta – commenta un manifestante a margine del presidio – perché la gente non sale là su (indica le Apuane, ndr) non vede cosa sta succedendo. Ma se ne accorgerà quando aprendo il rubinetto a casa invece di veder uscire acqua potabile vedrò acqua e marmettola».
È uno dei motivi che ricorrono sui cartelli e gli striscioni della manifestazione che ieri pomeriggio è andata in scena i piazza Aranci a Massa. Un presidio organizzato dal Collettivo Studentesco Tirtenlà che ha trovato grande adesione nel mondo delle associazioni apuane e non solo. In piazza c’erano il Cai di Massa e quello di Carrara, Legambiente, Grig, Italia Nostra, Athamanta, Casa Rossa Occupata, Fridaysforfuture Massa, 31 settembre, Accademia della pace, Wwf, Cca coordinamento dei comitati per depurazione, bonifiche e ripubblicazione del servizio idrico, Aquilegia, Assiolo, Apuane Libere, Insieme per L’Ambiente.
Motivo della mobilitazione la volontà dell’amministrazione comunale di andare a riaprire sette cave ormai dismesse che per i manifestanti è sinonimo di una politica miope rispetto a un disastro ambientale «che ha conseguenze – spiegano i manifestanti – sul patrimonio naturale, sul clima, sulla salute delle persone». «Non manifestiamo contro il lavoro – dicono ancora – Anzi. Quello che chiediamo è trovare insieme un'alternativa! Le Alpi Apuane che in questo momento hanno bisogno di noi più che mai, scendiamo in piazza per le grotte, i corsi d'acqua, la flora e la fauna, per i lavoratori del marmo e non anche tutti quelli che lavorano come guide ambientali, nei rifugi e così via». Fa impressione l’installazione con corde, lunghe aste e plastica da imballaggio che domina la piazza tra cartelli e striscioni. È la rappresentazione plastica di quanta montagna viene “mangiata” dall’attività estrattiva in una sola ora di lavorazione: il cubo grande è la montagna che sparisce per sempre, quello piccolo il blocco di marmo che viene messo sul mercato. Sotto l’installazione uno striscione scritto a mano, un “virgolettato” dalle Apuane: «Perché odiarci tanto?». Tanto da non essere in grado di dire basta, quello che anche ieri ha chiesto una intera piazza. —V.L.
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