Il Tirreno

agricoltura minacciata 

Orti assediati dai cinghiali, emergenza in Lunigiana

Gianluca Uberti
Orti assediati dai cinghiali, emergenza in Lunigiana

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AULLA. Se un cinghiale se ne può gironzolare beatamente in riva al mare fra i bagnanti che prendono il sole, come è accaduto sulla spiaggia di Vernazzola, in Liguria, pochi giorni fa, provate a immaginare cosa sta succedendo nelle campagne in Lunigiana. Mai come quest’anno, infatti, la popolazione di ungulati è stata tanto numerosa, complice il lockdown che ha azzerato le battute di caccia, e le conseguenze sono facilmente immaginabili, con i tipici “crateri” creati da questi animali, alla ricerca di cibo, che si sono moltiplicati un po’ ovunque. E con essi si è moltiplicata la disperazione degli agricoltori, i cui appezzamenti di terreno sono letteralmente assediati dai cinghiali. Ma anche dei semplici contadini per hobby, molti dei quali hanno rinunciato a fare l’orto. “Tanto non ne vale la pena, distruggono tutto” dice qualcuno di loro.

A tratteggiare un quadro a tinte fosche per gli agricoltori è la Coldiretti Massa Carrara, che stima in un meno 30% gli abbattimenti di cinghiali in Provincia, pari a 843 abbattimenti che mancano all’appello. È quanto rivela la principale associazione di rappresentanza e assistenza dell'agricoltura italiana in occasione della diffusione del bollettino delle Atc della Toscana, con quasi 16mila e 784 cinghiali abbattuti in meno da ottobre a dicembre 2020. In soccorso degli agricoltori, nel frattempo, è venuta la Regione Toscana, approvando una delibera di giunta che consente agli agricoltori muniti di licenza di caccia d’intervenire, sotto il coordinamento della Polizia Provinciale, direttamente sul proprio fondo per contenere gli ungulati. Un provvedimento che ha già raccolto il plauso di Coldiretti Toscana. E non solo i cinghiali potranno essere contenuti in questo modo, ma anche storni, piccioni e nutrie.

L’invasione di storni e piccioni, secondo Coldiretti, rappresenta per orti, frutteti e seminativi in fase di semina e maturazione, ma anche stalle e magazzini di granaglie, una problematica quotidiana a cui fino ad oggi non è mai stata data una risposta risolutiva. «La modifica della delibera 310/2016, approvata su proposta del vicepresidente della Regione Toscana, Stefania Saccardi, allarga il campo di azione anche a specie invasive come storni e piccioni, che, in molte aree della nostra provincia, sono un flagello – spiega Francesca Ferrari, presidente della Coldiretti di Massa Carrara – superiore addirittura ai cinghiali. Molte imprese sono state costrette a rinunciare a diverse tipologie di coltivazione e a orientarsi su altre. I piani di contenimento adottati fino a qui non sono stati sufficienti a contenere un fenomeno che, in particolari momenti della stagione, è disarmante. Con uno strumento normativo che, ricordo, Coldiretti ha sostenuto e voluto, finalmente si tenta di dare una risposta sul campo. Questo nuovo strumento normativo mette finalmente in condizione gli agricoltori di agire per tutelare raccolti, biodiversità e produzioni di qualità a denominazione. Gli agricoltori ora possono difendersi e difendere i loro raccolti ed il loro diritto di fare impresa». —

Gianluca Uberti

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