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Frantoi del marmo rubati e piazzati all’estero, quattro condanne
I macchinari per la frantumazione della pietra costano oltre 160mila euro. Sgominata intera banda
carrara. Si chiamano frantoi ma con le olive e l’olio non hanno proprio nulla a che fare. Sono macchinari frantumatori per gli scarti della lavorazione del marmo, quelli che riducono le scaglie in quelle polveri che, per intenderci, finiscono anche nei dentifrici. E questi macchinari sono finiti al centro di una serie di furti: venivano rubati a Carrara e piazzati all’estero. La vicenda è finita in tribunale e ieri si è conclusa con pesanti condanne. La mente della banda, secondo l’accusa, era Giuseppe Cardinale, un imprenditore di 45 anni originario di Salerno e amministratore della ditta Siria car srl, che avrebbe gestito la compravendita di frantoi rubati. Il giudice De Mattia lo ha condannato a cinque anni e sette mesi.
Gli altri lo avrebbe aiutato nel furto, nel trasporto e nella falsificazione degli atti da presentare al momento dell’imbarco o alle forze dell’ordine in caso di controllo. E per farlo si sarebbero avvalsi anche del nome di una persona defunta. Una storia di furti, ricettazione e uso di atti falsi, ricostruita alla procura di Massa e risalente al biennio 2010-2011. Per quei fatti sono finiti a processo oltre a Cardinale Egidio Carlomagno, classe 1978 e originario di Potenza (assolto per non aver commesso il fatto); Piergiorgio Pedroni, 46 anni di Carrara (condannato a quattro anni), Michele D’Apote, anche lui 46 anni di Foggia (condannato a tre anni e nove mesi), Rocco Michele Savella, 39 anni anche lui di Foggia (condannato a tre anni e quattro mesi.
Fabio De Pieri, 43 anni di Salerno, Claudio Grammatica, 68 anni originario di Forlì Cesena, Diego Tarantino, 48 anni di Catanzaro erano gli altri imputati: per tutti e tre non si è proceduto per intervenuta prescrizione.
Le accuse andavano da furto aggravato a ricettazione, passando da favoreggiamento, falsità in scrittura privata e uso di atto falso.
La vicenda. La notte tra il 6 e il 7 gennaio del 2011 sparisce un frantoio dal piazzale della ditta Commerciale Vagli srl, situato in via Longobarda a Carrara. Secondo la procura, lo hanno rubato Cardinale, Carlomagno, Pedroni, D’Apote, Savella e De Pieri. A organizzare tutta l’operazione sarebbe stato Cardinale grazie alle indicazioni di una talpa. Cioè Pedroni, che lavorava in nero come custode nell’azienda. Quella notte i sei sarebbero arrivati nel piazzale con un trattore da strada con attaccato un rimorchio. Avrebbero caricato sopra il frantoio e lo avrebbero portato al porto di Genova. Da lì, lo avrebbero caricato su una nave di Grimaldi diretta a Tangeri. Al momento dell’imbarco avrebbero presentato una documentazione falsa. Un mese prima, il 2 dicembre del 2010, un altro frantoio dal valore di 160mila euro sparisce nella notte a Gustalla, in provincia di Reggio Emilia. Quel macchinario, secondo la ricostruzione dell’accusa, riappare a marzo a Crotone. Ad aspettarlo, ci sarebbe Cardinale. Glielo avrebbero consegnato tre uomini del posto non identificati. Da lì parte con direzione Camaiore dove l’imprenditore ha un deposito, situato in via Arginvecchio, custodito da Pieri. Anche qui, Cardinale fornisce una documentazione falsa alla polizia stradale durante un controllo, accordandosi con un altro complice, Grammatica, che al telefono con gli agenti conferma di aver fornito lui stesso quel frantoio ricevuto da una società risultata poi essere sospesa dal 2009 e con una sede fittizia a Budrio e destinata a un uomo deceduto. Da Camaiore, poi, il frantoio viene spostato un’altra volta. Se ne occupa Carlomagno. Ma a Bressanone il macchinario viene messe sotto sequestro.
Il 4 aprile del 2011, secondo la procura, sarebbe stata venduta una macchina trituratrice con una fattura falsa. Era infatti emessa dalla società Edildok srl, risultata poi sospesa dal 2009, a favore di un cittadino già deceduto. Cardinale, Carlomagno, Egidio, Pedroni, D’Apote, Savella, De Pieri erano imputati di furto aggravato. I primi tre anche di falsità in scrittura privata, uso di atto falso e ricettazione. Tarantino e Grammatica erano imputati di favoreggiamento. Grammatica anche di falsità in scrittura privata accuse per cui è sopraggiunta la prescrizione.
Il processo si è concluso lunedì dopo una lunghissima camera di consiglio: la sentenza del giudice De Mattia è infatti stata pronunciata poco dopo le otto di sera. Quattro condanne, una assoluzione e per tre imputati i reati prescritti. —
Alessandra Vivoli
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