Più posti di lavoro si creano più a lungo si potrà escavare
Il nodo occupazionale (con contratti a tempo indeterminato) è al centro del nuovo regolamento per l’incremento temporale delle concessioni di cava
Luca Barbieri
CARRARA. Un punto per ogni posto a tempo pieno con un contratto indeterminato sul territorio. È questa – il nodo occupazionale – una delle direttrici sulla quale si muoverà la ratio del “Regolamento per l’incremento temporale delle concessioni” che tornerà stamani in commissione marmo alla seconda riunione virtuale dopo quella inaugurale dei giorni scorsi con tanto di presentazione della bozza del documento da parte del vicesindaco Matteo Martinelli con il presidente di commissione Stefano Dell'Amico. Un testo composto da 8 articoli pronti a dialogare con l'articolo 21 del Regolamento degli agri marmiferi comunali (quello che regola il periodo transitorio, appunto), ricordiamo, e che riguarderebbe 68 cave (levando dal totale le 8 completamente in regime di bene estimato e le 4 che invece hanno una «scadenza naturale» della concessione). Un documento che prova a disegnare un perimetro a quella dicitura dell'articolo 21 del regolamento degli agri che parla di «progetto di interesse generale per il territorio» che di fatto contribuirà a incrementare il periodo transitorio, fermo restando l’obbligo di lavorare in loco almeno il 50% dei materiali. La filiera, la lavorazione in città, da un lato e dall'altro quei progetti per il territorio che muoveranno la fisarmonica temporale verso un massimo di 25 anni. Ma vediamo nel dettaglio cosa prevede la bozza che in queste ore sarà al centro della commissione marmo con il dibattito tra le forze politiche. All'articolo 4 del regolamento che verrà si disciplina la “rilevanza dell'intervento rispetto alle ricadute sull'ambiente, sulle infrastrutture e sull'occupazione”. E così, per ogni posto a tempo pieno e indeterminato “generato” dal progetto corrisponderà un punto; la metà se il contratto sarà a tempo «parziale». Se invece un progetto di un'impresa prevede «sistemi costruttivi a minor impatto ambientale di opere» che siano «utili alla collettività», a quel punto si va da 1 a 4 punti che diventano 6 se le carte dimostrano «effetti migliorativi sulla qualità del paesaggio e dell'ambiente urbano»; si arriva a 10 punti quando questi “effetti” incidono positivamente su «criticità ambientali» come il dissesto idrogeologico per esempio. Occupazione e infrastrutture. Su quest'ultimo capitolo, nel caso di miglioramento dell'esistente il punteggio arriva a 5 punti, al massimo, pronti a diventare 8 in caso di realizzazioni nuove di zecca (le scuole, prima di tutto). Fino a 10 punti, invece, se gli interventi infrastrutturali saranno collegati al centro storico. Il parametro della “rilevanza” andrà così a sommarsi con quello della “entità dell'investimento in rapporto al canone concessorio” (articolo 3). Il punteggio minimo di ammissione è quello di quota 41. E i punteggi saranno così tradotti in termini di tempistiche: fino a 45 si va a un «incremento temporale» (rispetto ai 13 anni, minimi, con la lavorazione in loco dal 50 al 60 per cento) di 6 anni per arrivare a 8 (tra 46-50), 10 (51-55 punti), fino a 12 anni ovviamente, «fermo restando il limite massimo di 25 anni complessivi», a partire dal 31 ottobre 2016, come recita la legge regionale 35 del 2015. —
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