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Silvio, il diacono della gente salvato dagli angeli del Noa

Sara Lavorini
Silvio, il diacono della gente salvato dagli angeli del Noa

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massa. Ha lottato con tutte le sue forze contro una malattia infettiva terribile, non il Covid-19, ma la Legionella. È stato oltre cinquanta giorni in ospedale, passando con urgenza dal Noa di Massa alla rianimazione di Livorno. Dopo momenti difficili e dolorosi, grazie alla professionalità di tutto il personale sanitario, ha vinto la sua più terribile battaglia contro quel male che lo stava per strappare dall'affetto dei suoi cari. Silvio Tognarelli ex dipendente in Asmiu e stimato Diacono della diocesi di Massa Carrara, la morte l'ha vista in faccia veramente e oggi racconta quell'esperienza durissima che, una volta superata anche grazie alla fede, gli ha ridato la gioia di vivere. «Il pomeriggio del 2 dicembre 2020 vengo ricoverato al Noa per problemi respiratori - racconta Silvio Tognarelli -, i tamponi Covid erano negativi e dalle analisi riscontravano polmonite da Legionella. Il giorno dopo fui trasportato di urgenza in elicottero, al Policlinico di Livorno nel reparto rianimazione. Poi dopo numerose cure, tutte con estrema professionalità, sono rientrato in rianimazione al Noa il 22 dicembre. Sono stati momenti drammatici - continua Silvio - ancora oggi ricordo la fatica a respirare e tutti i tubi attaccati al mio corpo. Credevo che sarei morto, ma il Signore mi è sempre stato vicino. Il giorno prima di Natale entrai alla Don Gnocchi per la riabilitazione e finalmente il 25 gennaio tornai a casa. Vivo». Una storia a lieto fine quella di Silvio, conosciutissimo in città e soprannominato il "diacono della gente", con una parola sempre buona per tutti e la voglia in ogni momento di ascoltare le persone in difficoltà. Le cure all'avanguardia e la professionalità dei medici e di tutto il personale sanitario, lo hanno salvato «Ho incontrato un staff sanitario, che non curava solo la malattia ma si prendeva cura della persona - conclude Silvio Tognarelli - e quando mi sentivo sfiduciato per la mia guarigione, non mi hanno mai abbandonato. Sono stati degli angeli inviati dal Signore. Un grazie ai miei familiari, al mio parroco don Giulio o ed alle comunità parrocchiali che hanno pregato per me». —

Sara Lavorini

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