La richiesta: tavoli fuori per tutti, anche per chi non ha il suolo pubblico
L’idea è quella di dare modo di organizzarsi all’esterno per poter così ripartire «Faremo presenti le istanze della categoria ai sindaci della nostra provincia»
Alessandra Vivoli
CARRARA. L’unione fa la forza. E, da oltre un anno, la parola “concorrenza” fra i ristoratori carraresi è stata eliminata. Al suo posto sono arrivate la solidarietà e il “farsi forza”, uno con l’altro, per superare i tanti alti e bassi di un lungo periodo trascorso fra chiusure e solo parziali riaperture. I ristoratoti carraresi, ma anche i titolari di bar, pasticcerie e locali, hanno trovato energie, suggerimenti, e una linea unitaria di azione anche attraverso un gruppo wathsapp: una quindicina i partecipanti e messaggi quotidiani. Forti di questa sinergia adesso, che il peggio sembra finalmente quasi passati, hanno le idee chiare anche per quel che riguarda le riaperture del 26 aprile. «Chiederemo ai sindaci – spiega Nicola Del Nero del ristorante sul mare “Le Palme” – di concedere spazi all’esterno, suolo pubblico, anche ai ristoranti che ad oggi non possono contare su questa che rimane la condizione fondamentale per poter riprendere a lavorare».
Una proposta concreta, nata anche dalla discussione sul gruppo telefonico.
Lo racconta proprio Del Nero. Lui da 17 anni gestisce il ristorante dello stabilimento balneare “Le Palme”, con lo chef e amico Alessandro Bandoni il sodalizio è nato otto anni fa.
Nicola come è stato questo lungo anno?
È stato un anno difficile, il più difficile da che mi ricordo. Certo c’e stata la crisi economica del 2008, ci ha condizionato, ma nulla è paragonabile a quello che è successo nel 2020.
Quali sono stati i momenti più difficili?
Sicuramente il marzo dello scorso anno quando abbiamo chiuso. Era davvero tutto molto confuso e la pandemia ci spaventava: non sapevamo a cosa si stava andando incontro, nè a livello di salute nè a livello di lavoro.
L’altro momento, forse ancora più brutto è stato alla fine della scorsa estate quando pensavamo, davvero, di esserci lasciati il peggio alle spalle. La ripartenza della diffusione del virus e dei contagi ci ha fatto ripiombare nell’incubo. Da fine settembre in poi i dubbi sono diventati enormi, è stato allora che abbiamo cominciato a tremare.
Come nasce l’idea della chat, il gruppo, su Whatsapp?
Questa pandemia ha tolto dal campo la concorrenza. Fra operatori ci siamo semplicemente aiutati. Ci siamo confrontati, abbiamo chiesto consigli sull’asporto e anche sulle ricette. Dal piccione al baccalà: abbiamo parlato anche di questo ed è davvero servito, soprattutto nei momenti più brutti qualcuno se ne veniva fuori: “ma voi come la lavorate la carne di piccione”?
Come vi preparate alle riaperture del 26 aprile?
Pensando al bene di tutti noi, non solo a quelli che hanno gli spazi per i tavoli fuori. Per questo chiederemo ai sindaci di dare una mano in questo senso: di prevedere porzioni di suolo pubblico per chi ne ha bisogno per poter lavorare. —
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