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Carrara, «Mia madre l’ho vista sette volte in un anno. E il virus se l’è portata via»
Parla la figlia di una delle vittime del covid che era ospite della rsa comunale Regina Elena
Carrara. «Ho visto mia madre, a distanza, per un anno, ma il Covid-19 è entrato lo stesso nella struttura: e se l’è portata via. Sono mancate buona gestione e una comunicazione puntuale in una situazione molto delicata».
C'è rabbia nelle parole della signora Francesca Maloni. Il prossimo giovedì avrebbe voluto scrivere una lettera per ringraziare il personale (gli infermieri) della Regina Elena: una data non casuale, a due mesi esatti dalla scomparsa della madre, Maria Sina Baccinelli 95 anni (nella foto), per via di quel Covid-19 che nell'ultimo anno ha tenuto “a distanza” genitori e figli. Sei, sette volte, le visite in un anno consentite: sempre a distanza, perché quella stanza degli abbracci che avrebbe potuto garantire almeno un piccolo contatto, verrà inaugurata soltanto un paio di settimane dopo da quell'8 febbraio.
«Nella lettera avrei ringraziato soltanto gli infermieri, se lo meritano. I vertici sinceramente no. Da tempo, con altri parenti degli ospiti della rsa, facevamo notare problemi nella gestione: dal cibo (mia madre diceva che non riusciva più a mangiare nell'ultimo periodo per la qualità) ai vestiti. Tutte le altre rsa poi si erano prodigate per consentire, con tutte le disposizioni del caso, le visite dei figli, parenti. In un anno avrò visto mia madre 6-7 volte: 3 a luglio, 3 in autunno, una volta prima di Natale, grazie agli infermieri lo ripeto. Sempre a distanza, in estate io in giardino, lei dentro. Giusto, per carità», ci racconta, mentre mette qualche puntino sulle “i”, nel bel mezzo di giornate “calde” in via Don Minzoni con la sospensione della direttrice Valeria Ricci, come scriviamo a parte.
«Da dicembre a gennaio, a nostra insaputa, non c'era più l'infermiere di notte. C'è di più – aggiunge –: sempre meno infermieri e mancavano i fisioterapisti Sono riuscita a parlare con la direttrice soltanto il 4 gennaio», prima di quella che la signora Maloni definisce una «bomba, tutti in subbuglio». Parte così un'epopea di un mese circa.
«Stavano facendo i tamponi alle compagne di reparto di mia madre. Era il 12 gennaio, lo ricordo bene: inizialmente era negativa, ma a fine settimana era diventata positiva così come altri ospiti ed è stata prima ricoverata nel vecchio ospedale di Massa, poi in terapia intensiva all'Ospedale delle Apuane, per poi tornare dopo due settimane, perché mi hanno detto che stava meglio, al vecchio ospedale di Massa. Pochi giorni dopo, l'8 febbraio è morta».
E aggiunge: «Quando era venuto fuori dei molti casi positivi ho anche provato a chiamare di domenica il numero di emergenza del sindaco Francesco De Pasquale, ma non mi ha risposto nessuno, altrimenti avrei detto: “Andate a controllare al Regina Elena”». «Cosa rimprovero? – conclude – Mia madre era lì dal 2017, nell'ultimo anno la situazione nella gestione è precipitata e anche per la comunicazione: non ho potuto abbracciarla per un anno, eppure il virus è arrivato. E se l’è portata via».
L.B.
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