Il Tirreno

l’iniziativa 

Al museo diocesano l’arte aiuta l’Alzheimer

Sara Lavorini
Al museo diocesano l’arte aiuta l’Alzheimer

Il museo ha chiuso per il Covid, ma il progetto è andato avanti Don Luca: «Risultati inattesi e molto coinvolgimento»

2 MINUTI DI LETTURA





massa. L'attività del Museo Diocesano in sostegno dei pazienti malati di Alzheimer non si ferma neanche durante la pandemia. Dopo una prima sospensione dei servizi nel primo lockdown, già da settembre 2020 la curatrice Elena Scaravella e gli operatori Andrea Ginocchi e Francesca Bernardini, si sono subito attivati e "reinventati" per continuare a dare supporto alle persone fragili.

Gli anziani coinvolti nel progetto hanno dimostrato molta naturalezza nei confronti dei mezzi digitali e hanno goduto della visione delle opere proposte, in un'osservazione lenta e pausata, avendo modo così di esprimere i propri sentimenti e le loro emozioni.

«Il museo è stato chiuso da marzo dell'anno scorso, ma già in estate anche grazie all'uso del giardino è stato possibile proseguire l'attività espositiva. Poi nuovamente la chiusura nei mesi invernali e così - dichiara Elena Scaravella - anche i progetti che solitamente venivano portati avanti sono stati nuovamente fermati. L'unico ad essere stato portato avanti è stato quello per i malati di Alzheimer, che già dall'anno scorso, in collaborazione con i centri diurni della provincia di Massa Carrara gestiti dalla Cooperativa DiVittorio, aveva dato ottimi risultati».

Al museo con l'Alzheimer" è un progetto promosso dalla Regione Toscana in collaborazione con decine di musei in ogni provincia, che punta a far apprezzare le opere d'arte anche alle persone che soffrono di demenza.

«Normalmente pensiamo un museo come un luogo per utenti di una certa cultura o, comunque sia – dichiara Don Luca Franceschini direttore dell' Ufficio Diocesano – capaci di cogliere la particolarità e la bellezza delle singole opere. Con questa esperienza abbiamo invece sperimentato come l’arte sia capace di comunicare a tutti, se pur in livelli diversi, coinvolgendo e affascinando anziani e bambini, persone erudite e persone semplici. L'esperienza di coinvolgimento di malati di Alzheimer, per esempio, non l’avremmo neppur immaginata. È stata invece non solo possibile ma ha dato risultati inaspettati e coinvolto molto i nostri collaboratori e volontari. La specificità del nostro Museo, che ha le sue radici nella devozione e nel culto, ha una capacità comunicativa spirituale intensa che raggiunge angoli nascosti della coscienza e del cuore».

L'arte e la cultura per le persone che affrontano la sfida di vivere con la demenza, rappresentano un vero e proprio aiuto per combattere la patologia. In un ambiente privo di barriere cognitive i malati di Alzheimer possono partecipare pienamente alla vita sociale e culturale. —

Sara Lavorini

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Il caso

Lucca, botte e insulti razzisti al professore scambiato per il compagno della ex

di Pietro Barghigiani