Il presidio
Patrimoni solidi e buona redditività: ecco le imprese prima del Covid
L’Osservatorio 2019 delle società di capitali segnalava qualche rallentamento ma anche crescita di investimenti
MASSA CARRARA. Rallenta già nel 2019, quindi prima della pandemia, l’attività economica delle nostre imprese, ma ciononostante restano elevati gli utili, rispetto al resto della Toscana e dell’Italia, grazie soprattutto al contributo decisivo delle imprese dell’estrazione e della lavorazione lapidea. Anche la solidità patrimoniale non viene intaccata dal rallentamento dei fatturati, così come la produttività del lavoro, mentre inizia a contrarsi il ritorno sugli investimenti produttivi; le imprese locali continuano a pagare un euro in più di imposte e tasse rispetto alle toscane, ogni 100 euro di ricavi. Sono, in sintesi, gli spunti principali emersi dall’Osservatorio sui bilanci 2019 delle società di capitali della provincia apuana, redatto, come ogni anno, dall’Istituto Studi e Ricerche della Camera di Commercio di Massa-Carrara diretto da Daniele Mocchi.
«Una prima riflessione che si può fare a leggere la ricerca», dice il commissario della
Camera di Commercio Dino Sodini «è che guardando ai bilanci presentati, le imprese della nostra provincia non sono messe finanziariamente peggio di altre realtà della Toscana. Anzi,hanno una solidità da fare invidia a molte di queste. Tuttavia, il fatto che ci siano diversi che decidono di non rendere ufficiale lo stato economico e patrimoniale della propria azienda lascia pensare che vi sia un ampio substrato di imprese che, già prima dell’arrivo della pandemia, viveva una situazione di grandissima difficoltà».
Il presidente dell’Isr Vincenzo Tongiani, lancia un appello al sistema bancario: «L’Osservatorio mette innanzitutto in evidenza come già nel 2019, prima dell’arrivo della pandemia, le nostre società di capitali iniziassero a subire un rallentamento del proprio giro d’affari: il fatturato complessivo si è contratto del 1,4% rispetto all’anno precedente, così come sono in calo indicatori di redditività come il Roi (passato dall’8,6% al 7,4%), mentre sia l’utile che la patrimonializzazione restano sullo stesso livello dell’anno precedente».
Nell’anno preso in esame, le imprese apuane hanno prodotto un fatturato medio di oltre 1,3 milioni di euro che, malgrado sia stato inferiore di oltre 1 milione a quello medio regionale, si è trasformato in un utile di esercizio finale pari a circa 70 mila euro. In altri termini, per le imprese apuane il 2019 ha visto tradursi in risultato positivo di esercizio il 5,2% del fatturato, contro il 4,5% della Toscana e il 3,6% dell’Italia. Questa ottima redditività non è derivata soltanto dalle medio-grandi imprese (il cui utile medio di 1,7 milioni equivale al 7,4% del giro d’affari), dal settore estrattivo (utile al 9% del corrispondente fatturato) e della lavorazione lapidea (utile all’11% del corrispondente fatturato). È’ vero che nelle imprese più grandi e nel settore lapideo si sono toccate punte record difficilmente riscontrabili in altri comparti, ma l’analisi mette anche in evidenza una buona redditività nelle imprese più piccole ( l’utile nelle micro è stato del 7,1% del fatturato), che di solito sono quelle con margini molto ridotti, se non negativi, nonché in settori come public utilities, costruzioni e servizi di mercato.
Nel 2019 sono arrivati anche segnali leggermente positivi dagli investimenti, in particolare da quelli destinati all’attività produttiva, cresciuti del +1,8%. Tutto, poi, è stato stravolto dalla pandemia e dagli effetti del Covid. Che hanno disegnato un altro mondo economico. —C.F.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
