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Marmo, gli utili sono super
Sfatati molti luoghi comuni sulla debolezza del territorio
massa carrara. L’Osservatrorio sulle imprese mette in evidenza come già il 2019 sia stato un anno di difficoltà, in termini di crescita delle società di capitali, prima dell'arrivo della pandemia che ha rivoluzionato tutti gli equilibri aziendali. Nonostante ciò, ci sono anche indicatori di segno diverso che consentono di sfatare, spiega nella sua relazione Daniele Mocchi di Isr, cinque “luoghi comuni” sulle capacitàdelle nostre imprese di produrre ricchezza, di essere liquide, solvibili e patrimonializzate.
Anche se, fa osservare lo stesso Mocchi c’è una sorta di "spada di Damocle" rappresentata da un tasso di evasione tale nel rendere pubblici i bilanci(con il deposito in Camera di Commercio), al punto da lasciar pensare che vi siano diverse sacche di imprese in forte difficoltà, non rilevabili dall’analisi dell’Istituto studi e ricerche che attinge ai bilanci depositati in Camera di commercio.
Ma vediamo i luoghi comuni da sfatare:
Non è vero che abbiamo imprese meno capitalizzate: «Siamo la terza provincia in Toscana per grado di capitalizzazione».
Imprese meno redditizie: non vero. «Siamo la terza provincia in Toscana per utile netto di esercizio e la quarta per Roi» (ritorno per investimento o indice redditività).
Micro imprese non solide: non vero. «Oltre il 37% dell’attivo viene finanziato da capitale proprio, non distante dagli standard medi regionali (influenzati dalla consistenza della grande impresa)», dice ancora Mocchi
Imprese con bassa produttività: non vero. «Quasi il 40% del valore aggiunto prodotto dalle nostre imprese viene destinato a coprire oneri finanziari, tasse e a produrre autofinanziamento, contro una media regionale del 41% che però è influenzata esclusivamente da Firenze, mentre tutte le altre provincie sono al di sotto dei nostri standard»
Imprese con poca liquidità: non vero. «Le imprese di Massa Carrara producono mediamente 1 punto in più di cash flow (liquidità) delle società toscane e 2 punti in più di quelle italiane (in rapporto ai rispettivi ricavi) e la liquidità delle micro è addirittura più elevata di quella delle medio-grandi attività».
I dati relativi al 2019, poi, confermano l’ottimo stato di salute dell’estrazione e della lavorazione lapidea, che tra i tanti record che annoverano c’è quello della redditività netta. Del 13% per l’estrazione e di quasi il 17% nelle aziende di lavorazione, anche se in calo rispetto all'anno precedente. Le aziende del marmo hanno anche una patrimonializzazione molto elevata (che nella lavorazione raggiunge addirittura il 56%), al punto da renderli estremamente appetibili agli occhi del sistema del credito. Il settore marmo ha però, già nel 2019, rileva lo studio, mostrato «un affaticamento sugli investimenti». —
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