Meteo
La grande “varata” che fece tremare le cave di Carrara
massa carrara. In un passato neanche troppo lontano era frequente udire quei cupi boati che scendevano dalla montagna e arrivavano in città. Talvolta accompagnati da un tremito della terra, quasi una lieve scossa sismica. L’uso di esplosivi alle cave è oggi invece molto più raro, anche se non scomparso: le tecnologie di scavo e taglio, con l’uso di filo diamantato, le norme più stringenti sulla tutela dell’ambiente e non ultimo il fatto che l’esplosivo a volte frantuma migliaia di tonnellate di marmo che altrimenti poteva essere utilizzato per la commercializzazione, ne hanno limitato l’impiego. Ma l’uso delle mine, legato soprattutto a ragioni di messa in sicurezza delle cave. Come nel febbraio 2002, quando oltre quattro quintali di polvere nera fecero esplodere e crollare uno sperone roccioso alto 150 metri circa e largo 30: circa 50mila tonnellate staccate dal monte. La foto che i lettori trovano in omaggio assieme al Tirreno, coglie uno spettacolare momento di questa esplosione.
La “varata” avvenne in una zona che sovrasta un piazzale di cava della società «La Facciata». Quella parete era un pericolo costante per i cavatori impegnati nel loro lavoro nella parte sottostante. L’unica soluzione praticabile per eliminare il pericolo era eliminare lo sperone con la dinamite. E così si fece. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
