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Erosione, ambiente e pescaggio Ecco su cosa si combatterà

L.R.D.

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carrara. La proposta per salvare la costa, e gli scontenti del porto in espansione, è pronunciata con entusiasmo. «Vogliamo fare una sorta di Consorzio per il ripascimento, che vada dalla Liguria a Viareggio, mettendo insieme tutti», dice il presidente dell’Autorità Portuale Mario Sommariva. Quando gli si chiede però se la sabbia dragata basterà è costretto a moderare l’entusiasmo: «Sono necessari quantitativi maggior rispetto a quelli del porto, questo sì, lo sappiamo. Ma non possiamo risolvere il problema da soli».

Il presidente vuole l’appoggio della città e dell’opinione pubblica. Sa che è (anche) da questo che passa la possibilità che il piano per il nuovo porto veda la luce, senza essere fiaccato e fermato da una guerriglia continua. E dunque è naturale che insista sulle considerazioni ambientali, anche se già criticate per esempio da Legambiente e Paladini Apuo-Versiliesi.

Sull’allungamento della diga foranea – il braccio più esterno del porto per intenderci – l’Autorità insiste che sarà fatto senza superare il limite della foce del Carrione. Lo spiega l’ingegner Francesco Di Sarcina. «C’è un effetto benefico sulla foce del Carrione con l’allungamento. Per effetto di mareggiate si può creare un effetto di insabbiamento. Allungando la diga, questo fenomeno si sposta in avanti e questo è un effetto benefico, perché significa che di fronte alla foce del avremmo spazio per accogliere i sedimenti del torrente, garantendo che anche in caso di portate importanti come durante li alluvioni, i detriti e i residui possano defluire nei fondali di fronte».

Da qui l’idea del Consorzio ripascimento, al momento sono enucleata. La presa d’atto però che a livello istituzionali, lo va dicendo da un po’ anche la Regione, il problema ripascimento è visto in modo diverso. Deve intervenire l’uomo laddove la natura, alterata, non fa più il suo corso.

Da questo punto di vista, l’opinione di Sommariva in merito, mette nero su bianco un nuovo approccio. «La gestione della costa non può più accontentarsi di una gestione dell’apporto naturale della sabbia agli ambiti balneari. È necessario un approccio diverso, che faccia ricorso ad apporti artificiali. Se togliessimo con la bacchetta magica il porto domattina, non cambierebbe nulla alla situazione delle spiagge del litorale apuano-versiliese». Gli ambientalisti sanno con che approccio dovranno misurarsi.

Ribadendo l’intento, apprezzato da Confartigianato,«di entrare nel Consorzio zona apuana, per dare vita a nuove attività produttive, utilizzo di grandi aree sottotuilizzate per fini industriali e logistici».

Con l’aggiunta di una seconda darsena di fronte al piazzalesi avrà un pescaggio di 12 metri. Alcuni temono sia poco per attirare le grandi navi. In questo Sommariva fa sfoggio di realismo, commisurato all’attuale dimensione economica e sociale del porto di Marina. «Dodici metri sono una profondità discreta, superiori a quelli di Livorno. Credo che sia proporzionato e ragionevole, abbiamo parlato di general cargo, roro e navi contenitori, cioè di traffici interni al mediterraneo. Sono navi da 1500 tu, massimo 200 metri». —

L.R.D.

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