Il Tirreno

marcuccetti, titolare del ristorante mercurio 27 

«Ho aperto a ottobre ma non si vede la luce, serve un altro lockdown»

Ivan Zambelli
«Ho aperto a ottobre ma non si vede la luce, serve un altro lockdown»

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Ivan Zambelli

massa. «Sapevo che aprendo avrei avuto mesi difficili, ma così non si vede la luce in fondo al tunnel». Inizia così Lino Marcuccetti, ristoratore che ha aperto il Mercurio27, pub-ristorante nell’omonima piazza massese.

Marcuccetti ha un passato nel settore dello street-food, una di quelle attività che maggiormente hanno sentito la scure delle chiusure; nel 2020, solo 20 giorni di lavoro, e nel suo caso solo un paio di migliaia di euro di ristori. E così, un po’per forza di cose, si è dovuto reinventare, investendo in quel locale in centro che riunisce due fondi contigui. «Ho preso questa decisione nell’ottobre scorso, vedendo che la situazione nel mio settore era sempre più incerta. Ho quindi aperto a fine febbraio, ma senza fare inaugurazioni per evitare assembramenti».

Marcuccetti sapeva bene a cosa sarebbe andato incontro: «Sono partito con l’idea di dover “soffrire” per qualche tempo, ma con la speranza che a maggio si sarebbe tornati operativi. E invece, nonostante l’arrivo dei vaccini, siamo sempre nella stessa incertezza». E con le solite chiusure. «Per le nuove attività non sono previsti aiuti, e così ci tocca aspettare, attingendo dai nostri risparmi».

L’auspicio, per tanti ristoratori, è quello di tornare il prima possibile in zona gialla, così da consentire almeno a pranzo il ritorno di clienti nel locale. Tuttavia Marcuccetti fa un ragionamento diverso, guardando ai comportamenti delle persone in queste restrizioni: «Negli ultimi giorni di gialla, a San Valentino, dalle 17 alle 18 siamo stati letteralmente presi d’assalto, perché le persone erano per così dire “costrette” a concentrarsi nei locali in quelle poche ore. Questa è la cosa che non mi spiego: mettere le persone nelle condizioni di poter usufruire di certi spazi solo per poche ore al giorno. È naturale che si creino assembramenti». E quindi contagi. «Poi passiamo noi come gli untori dell’Italia, quando invece molti casi si verificano in altri posti, come nelle scuole, piazze o sulle spiagge. Sono i dati a dirlo, nonostante le chiusure di bar e ristoranti i casi sono cresciuti».

Ovviamente, fintanto che i contagi saliranno la riapertura di questi locali sarà sempre lontana. Per questo, Marcuccetti auspica una soluzione drastica, il lockdown: «Non si possono più usare mezze misure, siamo ancora ai livelli dove le persone usano mascherine farlocche, in stoffa, o con il naso fuori. Da quanto si apprende alla tv si è raggiunto il picco dei contagi; questo è secondo me il momento migliore per un lockdown, così da limitare ulteriormente il Covid mentre si procede con i vaccini. Noi ristoratori siamo a soffrire, a sbatterci, siamo in agonia eppure basta vedere le piazze o le spiagge per capire che per altri le cose vanno diversamente. Quanto fatto finora non ha risolto nulla, ma ha fatto solo morire le attività commerciali. Solo nel centro di Massa ne conosco 15 che hanno chiuso da inizio pandemia». —

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