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Dal Mirteto a Berna il manager massese che aiuta le donne vittime di violenza

Daniela Marzano
Dal Mirteto a Berna il manager massese che aiuta le donne vittime di violenza

Massimo Santucci, emigrato e a sua volta con un passato di abusi subiti, racconta il suo sogno: aprire un centro in città

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massa. L’associazione italiana Vittime della violenza (Aivv) è un’organizzazione onlus nata a Milano nel 2006 su iniziativa dei genitori di cinque ragazze vittime di terribili femminicidi, attiva a promuovere progetti mirati a fornire assistenza in relazione al recupero delle persone coinvolte in casi di abuso e di violenza. Tra i suoi principali animatori e organizzatori c’è un massese, emigrato in Svizzera: Massimo Santucci, cavaliere del lavoro, che dell’Aivv e componente del consiglio di amministrazione, con delega allo sviluppo di Iniziative e Progetti.

Massese di nascita e di origini, le vicissitudini della vita lo hanno portato a stabilirsi in Svizzera nel comune di Oensingen (vicino Berna) presso il quale ricopre il ruolo di assessore al sociale. Cinquantadue anni. Santucci è padre di due ragazze di 15 e 20 anni e lavora come manager nel settore ristorazione. Il suo legame con l’Italia non si è mai spezzato e l’incontro con Paolo Di Gregorio, presidente dell’associazione Aivv (che perse 20 anni fa la figlia, vittima di un feroce femminicidio), ha risvegliato in lui una particolare sensibilità verso la violenza di genere, anche a causa delle esperienze vissute in tenera età e che lo hanno costretto a lasciare Massa. Esperienze che non esita a raccontare: «I miei avevano una macelleria al Mirteto – racconta Massimo – a un anno e mezzo ebbi un incidente con conseguente amputazione della mano destra. Mio padre era dedito all’alcol, possessivo e maltrattava mia madre al punto da costringerla “all’abbandono del tetto coniugale” quando avevo 11 anni. Lei venne ospitata da una sorella in Svizzera, mentre io, per la legge vigente, non potei seguirla e venni portato a Bergamo da una zia fino a quando, a 14 anni, riuscii a ricongiungermi con mia madre. Arrivato in Svizzera entrai in un sistema di tutela dei figli di donne lavoratrici, prima in un collegio e poi nei programmi di associazioni specifiche. Crescendo scelsi studi alberghieri, feci carriera nel settore della gastronomia ed ottenni anche un Cavalierato al Merito della Repubblica, poi l’incarico politico in giunta a Berna».

La Toscana è la prima regione ad avere una sede legale di rappresentanza dell’Associazione delle Vittime della violenza, portata avanti dagli avvocati Alessandro Massai e Francesca Rossi, e l’obiettivo è di estenderle a tutto il territorio nazionale. Le attività di assistenza legale e psicologica sono affiancate da iniziative e progetti di tutela e recupero delle vittime di violenza, in particolare la costruzione di “ospedali rosa”, dedicati esclusivamente a donne vittime di violenza, e le case protette, rifugi che accolgono le donne che decidono di lasciarsi dietro le spalle una realtà di violenza.

Una di queste, la Casa dei Fiori Recisi, sorgerà a Cino, in provincia di Sondrio, in una vecchia scuola elementare dismessa da 25 anni e messa a bando in comodato d’uso gratuito di durata trentennale. Si tratta di un progetto, già approvato, di un centro di prima emergenza dove le donne verranno accolte con i loro bambini lontane da un contesto rischioso.

«L’8 marzo scorso è stata firmata la convenzione tra il Comune di Cino e l’Aivv simbolicamente controfirmata dal prefetto di Sondrio Salvatore Pasquariello. La struttura sarà in grado di ospitare dagli 8 i 10 nuclei familiari e richiederà uno stanziamento di 3,3 milioni di euro per i quali è già partita la raccolta fondi. Le ospiti saranno seguite da figure professionali specialistiche come psicologi, assistenti sociali e medici che agiranno per un pronto recupero delle vittime. Le stesse, superata la fase emergenziale, verranno poi ospitate in case protette per un recupero mirato. Ci interessa pensare anche al “dopo”, ovvero alla ricollocazione delle donne nel mercato del lavoro e nella società per farle acquisire una vera autonomia. Vorrei che anche in Italia venissero adottati protocolli e create strutture come quelle che a suo tempo mi sostennero quando venni in Svizzera. Il mio sogno è vederne realizzata una proprio a Massa».

Intanto il progetto dell’associazione Aivv sta avendo il giusto risvolto mediatico, con servizi nei telegiornali e ospitate nei talk show nazionali, incontri con il ministro delle Pari Opportunità, i vari assessori regionali e addirittura il Papa, che ha ricevuto una delegazione dell’associazione in udienza privata l’11 gennaio 2020. Per informazioni il sito dell’associazione è: https://aivvtuteladonna.it/. —

Daniela Marzano

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