Il Tirreno

Micro imprese, perdite fino al 90 per cento

Uno studio di Cna scatta una foto drammatica. Il presidente Bedini: e soltanto quattro imprese su dieci riceveranno i ristori

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massa carrara. Il bilancio di Cna arriva nel giorno del passaggio alla zona rossa e delle chiusure. Ed è un bilancio pesantissimo: «Fatturati giù fino al 90 percento per le imprese micro, piccole ed artigiane del settore benessere come estetisti e parrucchieri, ristoranti, tintolavanderie, dell’intrattenimento e dell’accoglienza – è l’esordio di Cna – Quattro imprese artigiane su cinque sono finite in profondo rosso nel 2020 con picchi vicini alla totalità di imprese in perdita nei comparti che più hanno sofferto,il distanziamento sociale e la riduzione del commercio internazionale l’anno scorso».

A rilevarlo è una indagine del centro studi di Cna che analizza la contabilità di un campione di 12mila imprese con fatturato fino a cinque milioni e che torna a chiedere discontinuità rispetto al recente passato: «Bene la cancellazione dei codici Ateco – spiega Paolo Bedini, presidente Cna Massa Carrara – ma i ristori continuano ad essere insufficienti rispetto alle reali perdite di fatturato. Aver mantenuto una soglia per poter accedere ai benefici è una discriminazione nei confronti di tante attività. Da una nostra stima solo quattro imprese su dieci riceveranno i ristori. Questo non era il momento del coraggio. Le imprese – prosegue Bedini – arrivano da un anno devastante dal punto di vista economico, finanziario ed umano. L’indagine lo evidenzia».

Secondo lo studio di Cna l’80,8 percento delle imprese artigiane della manifattura e dei servizi ha chiuso i conti 2020 in perdita con un calo medio del fatturato pari al 27,2 pecento rispetto al 2019. Nella manifattura, in particolare, il 78,1 percento delle imprese ha chiuso in rosso con una riduzione media del 26, 2 percento. In alcuni comparti le imprese in perdita e la perdita media sono ben più rilevanti. Nella produzione di gioielli si è registrato un tonfo con l’88,1 percento delle imprese in perdita e un calo medio del 32, 6 percento. Nell’abbigliamento,tessile e pelletteria le imprese in perdita hanno toccato il livello dell’ 85,8 percento con un calo medio del 31,7 percento. E nelle produzioni per il tempo libero e lo sport l’ 85,7 percento e il meno 32,4% percento rispettivamente. All’estremo opposto le costruzioni: grazie agli incentivi (come il Superbonus 110%), ha visto finire l’anno in rosso il 68,8 percento delle imprese con una perdita media del fatturato pari al 26 peecento.

La situazione nel settore dei servizi è ancora peggiore. In termini aggregati, l’86,4 percento delle imprese ha accusato una perdita media di fatturato del 28,4 percento. In alcuni comparti il calo ha interessato la quasi totalità delle imprese: si va dal 98,7 percento nel trasporto persone al 94 percento del benessere alla persona (acconciatori ed estetisti), dal 92,5 percento della ristorazione al 92,4 percento delle tinto-lavanderie, dal 91,1 percento dell’intrattenimento al 90,9 perceto dell’alloggio. Sul fronte delle perdite di fatturato, la riduzione nelle attività legate al turismo è stata tra un terzo e i due terzi del fatturato 2020 nei confronti di quello del 2019.

In questo quadro drammatico quasi una impresa artigiana su cinque ha registrato un fatturato superiore a quello dell’anno precedente segnando un incremento medio del giro d’affari pari al 19 percento. All’interno dello stesso settore, infatti, la variabilità è notevole. Il caso dell’edilizia è il più eclatante: a fronte di un terzo delle imprese, che ha accusato una perdita media del 26 percento, un altro terzo lo ha aumentato del 23 percento. —

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