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Massa, sorelline morte nel campeggio: altri sei mesi di indagine
La pubblica ministero ha chiesto una proroga al giudice. Rimangono due gli iscritti nel registro degli indagati
MASSA. La notifica è arrivata ieri mattina agli avvocati: la pubblico ministero Roberta Moramarco ha, infatti, formalizzato al giudice per le indagini preliminari la sua richiesta di proroga. Chiede di poter proseguire, per altri sei mesi, le indagini sulla morte delle due sorelline torinesi, lo scorso agosto, al camping Verde Mare. Jannat e Malak Lassiri, 3 e 14 anni, se ne sono andate nel sonno, mentre dormivano in una tenda, travolte da un pioppo caduto.
Il sì del gip ancora non è arrivato, ma nulla fa presumere che il giudice possa rifiutare un prosieguo delle indagini, considerato anche che si tratta della prima richiesta di proroga. A confermare la volontà della pubblica ministero di proseguire le indagini è Erika Gazzano, legale della famiglia Lassiri.
Altri sei mesi, quindi, per fare accertamenti, verificare se esistano ulteriori possibili responsabilità e valutare nel dettaglio quanto contenuto nella perizia, chiesta dalla stessa pubblico ministero, sull’albero che, cadendo, ha travolto le bambine.
Fin dai primissimi passi dell’inchiesta è stato chiaro, infatti, che tutto sarebbe ruotato intorno a quell’albero, alle sue radici capovolte: posizione, distanze, stato di salute. La pubblico ministero ha nominato una consulente, l’agronoma Germana Fregni, che sull’albero ha steso una perizia dopo aver effettuato una serie di sopralluoghi al campeggio e attente analisi della pianta, analisi e sopralluoghi che hanno rivelato – stando alla perizia– un cattivo stato di salute, una sorta di “tumore”, per usare un termine immediato, che ha messo a dura prova l’albero. Le indagini, quindi, non sono ancora state chiuse e, di fronte ad una richiesta di proroga, qualsiasi valutazione sulla loro evoluzione è ancora prematura, ma è indubbio, già in questa fase, che proprio sulle perizie e sul loro contenuto, in un’eventuale sede processuale, si delineerà la dialettica accusa–difesa.
Se, in questa momento, infatti, la difesa non può produrre – salvo in caso di incidente probatorio – una sua consulenza, certamente lo farà nell’eventualità si arrivasse in giudizio. Nelle mani della pubblica ministero non c’è solo la perizia dell’agronoma, ma anche quella della medico legale Susanna Gamba che ha eseguito l’autopsia. E sulle risultanze del lavoro svolto dalle due consulenti tecniche la procura probabilmente concentrerà la sua attenzione nel periodo di proroga, per definire il quadro accusatorio complessivo. Ad oggi gli iscritti nel registro degli indagati rimangono due: si tratta di Lidia Fuksinska, proprietaria del campeggio e di suo figlio, Amilcare Dal Pino che il camping lo gestisce. Per entrambi l’ipotesi di accusa è omicidio colposo. —
Chiara Sillicani
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