Il presidio
Offende gli agenti Casonato torna davanti al giudice
massa. Marco Casonato, in carcere per l’omicidio del fratello, ieri è tornato in aula, davanti al giudice monocratico. Deve rispondere dell’accusa di oltraggio a pubblico ufficiale.
Secondo il pm, infatti, in carcere avrebbe offeso alcuni agenti della polizia penitenziaria utilizzando nei loro confronti appellativi pesanti. Offese che – sostiene l’accusa – configurano appunto il reato di oltraggio a pubblico ufficiale.
Ieri mattina, davanti al giudice monocratico Fulvio Biasotti, si è svolta la prima udienza del processo, durante la quale Casonato ha richiesto anche l’intervento di un medico spiegando di accusare fortissimi dolori alla schiena dovuti al viaggio di trasferimento, dal carcere dove si trova per l’omicidio del fratello, al tribunale di Massa dove era fissato il processo.
La prima udienza si è conclusa con un rinvio al prossimo 21 luglio. Nonostante il processo muova i primissimi passi già emerge la linea difensiva. Casonato è difeso dall’avvocato Riccardo Balatri e il legale punterà a dimostrare che il reato di oltraggio con si configura. Le parole offensive nei confronti degli agenti infatti – questa la tesi di parte – non sono state pronunciate in luogo pubblico o comunque aperto al pubblico, ma all’interno del carcere. Verrebbe a mancare quindi uno dei requisiti – nella logica della difesa – perché il reato di configuri.Argomentazioni che emergeranno con chiarezza, quindi, nel corso del processo. La prossima udienza è stata fissata per il 21 luglio. Quello per oltraggio non è l’unico procedimento per Casonato. Condannato in appello a 16 anni per l’omicidio di suo fratello, è anche di fronte al giudice Giovanni Tori con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale aggravata per aver dato, sempre in carcere, uno spintone – sostiene l’accusa – ad un agente. —.
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